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Perché per gli ultimi non c’è memoria

Perché per gli ultimi non c’è memoria, il libro di poesia di Sandro Buoro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una postfazione di Emanuele Andrea Spano esauriente e ricca di acribia.

Tutte le poesie della raccolta non scandita sono prive di titolo e nell’indice sono indicate con il primo verso.

Buoro si esprime spesso con versi lunghi e debordanti dalla buona tenuta che esprimono la sua urgenza del dire.

Il tema centrale dell’opera è quello della trattazione degli ultimi che sono i più poveri e le persone sole e quindi il testo ha una valenza civile e sociale.

Il tono dei componimenti è narrativo e fortemente prosastico nella loro chiarezza nei dettati e nello scarso scarto dalla lingua standard.

Ricorre a fare da sfondo alla messa in scena dei personaggi, in primis l’io narrante, il tema di una natura idilliaca che fa da sfondo, fatta di campi e spiagge, foglie di pioppo e in vari passaggi si realizza una linearità dell’incanto con subitanee accensioni liriche.

La chiusa del primo componimento è programmatica e in essa l’io – poetante, rifacendosi al titolo della raccolta, parla del suo cuore vinto e della voglia di arrendersi perché per lui con gli ultimi non c’è memoria nel soffrire tutti i dolori del mondo.

C’è vaghezza nel primo componimento nel poeta nel suo paragonarsi al povero contadino a giornata senza terra.

Il poeta stesso esprime una sua resa alla vita senza autocompiacimenti e un forte pessimismo senza gemersi addosso sublimando le angustie proprio tramite la sublimazione attraverso la scrittura poetica dei suoi icastici e nello stesso tempo leggeri tessuti linguistici.

Ad accentuare la tensione drammatica serpeggia la tematica della vita come esilio da capire quando l’io – poetante nel fitto della sua casa piange salate lacrime legate al passato nel ricordo dei genitori.

È detto un oceano di dolore per cause spesso imprecisate e centrale è il tema della solitudine come esilio di lontananza dal figlio.

Nel contesto la solitudine non è solo quella del poeta ma in una composizione quella di una donna al tramonto che siede sull’uscio di casa con il cane.

Bello il componimento che si apre con la citazione omerica: - “Come le foglie è la razza degli uomini” prendendo spunto dalla quale il poeta dice di vivere il suo autunno come una foglia con una bella metafora vegetale che sottende una virtuale metamorfosi.

Qui viene in mente l’Ungaretti di Soldati si sta come d’autunno sugli alberi le foglie anche se anni luce separano i contesti in cui si sono espressi Buoro e lo stesso Ungaretti.

Il poeta dunque è al vento come una foglia se l’uomo e canna al vento come diceva Pascal ma canna pensante e i pensieri stessi si traducono in versi.

Recensione
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