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Poesie future

Poesie future, la raccolta di poesie di Carla Malerba, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’acuta prefazione di Ivan Fedeli e una sensibile postfazione di Gemma Mondanelli.

Come scrive lo stesso Fedeli la poesia in questione ha una sua particolarità: si stende a ventaglio generando una musicalità intensa che rende l’idea di un ampio respiro e dà aria.

Si può aggiungere alla suddetta citazione che la stessa musicalità dei versi è amplificata dal fatto che quasi tutti i componimenti sono centrati sulla pagina e questo fattore fa sviluppare una melodia incantatoria tramite il ritmo serrato.

Il testo articolato e composito architettonicamente è scandito nelle seguenti sezioni: Straniamenti, Dove nulla si perde, Se vuoi ti cerco e Ritorni.

Tutte le poesie sono senza titolo e il libro si apre con una poesia che precede i vari segmenti che non a caso ha un carattere programmatico.

Tale composizione si potrebbe definire una breve dichiarazione di poetica in versi: qui la Malerba afferma che cercherà la parola mare per quante volte l’ha scritta e che cercherà di non farsi dominare dalla perversità della rima o dalle immagini aperte. Aggiungendo che è meglio la chiusa parola che travesta il mistero e che è meglio celare il pensiero di ciò che tocca a ciascuno.

Cifra essenziale della poetica, del poiein della Malerba è una parola magica e sognante di vaga bellezza non neolirica tout-court, anche se sono presenti accensioni e spegnimenti lirici soprattutto quando è detta con urgenza una natura rarefatta in passaggi in cui è raggiunta la linearità dell’incanto.

Una lucida profondità di pensiero che è sottesa ad una scaltrita coscienza letteraria connota i componimenti nei quali è frequente la presenza di un tu al quale l’io – poetante si rivolge e del quale ogni riferimento resta taciuto.

Perché Poesie future? In realtà il tema del tempo qui è centrale e vengono detti i millenni e il passato con modulazioni riuscite ed efficaci.

Tutte le composizioni sembrano pervase da una luce cangiante, a volte solare, a volte siderea e in altri casi selenica e il dipanarsi dei versi tende alla lunga ed ininterrotta sequenza nonostante la ripartizione in strofe.

Anche il tema del dolore è detto da Carla un dolore sublimato e controllato anche se gridato che potrebbe riguardare le sofferenze amorose connesse all’esserci sulla Terra sotto specie umana però con la possibilità di un riscatto nella vita che può portare anche alle felicità

Ed è proprio la parola poetica sempre raffinata e ben cesellata della Malerba a fare varcare all’autrice e anche ai lettori quella soglia della speranza nell’essere consci e sicuri che la vita è degna di essere vissuta.

Anche il senso di una fusione ontologica con l’universo alimenta spesso i componimenti quando la poetessa afferma che una notte si sperse in una solitudine di stelle e che dall’alto le spioveva un senso vitale, la sua forza e il suo dolore umano, un dolore astratto.

Una raccolta all’insegna della piena convinzione della forza salvifica della parola poetica.

Recensione
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