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Poesie scelte

In aggiunta alle considerazioni già espresse nella recensione a Poesie scelte di William Cliff, uscita su Literary in data 11/09/2015, si puntualizza quanto segue.

Non solo sesso e amore, tematiche ricorrenti, esprimono i connotati della poetica di William Cliff.

Un altro tema forte, affrontato nel libro America, 1983, è quello del viaggio per mare, con immagini evocative di navigazioni vissute dall’io – poetante.

In un componimento molto suggestivo senza titolo della suddetta raccolta è affrontato il tema della monotonia delle distese oceaniche. Essa è interrotta dalle visioni di una balena e dei pesci volanti in un contesto di forte magia e sospensione.

Il poeta esprime suggestivi spaesamenti nell’immenso cielo/ mare, in cui la nave diviene guscio di noce, nel suo inserimento in una natura numinosa.

Vengono descritte particolareggiate immagini di navi, connesse con il vero protagonista. Il mare.

Nel procedere del battello al buio si prova il senso del dolore umano come in una notte dell’anima. Il poeta si rivolge all’imbarcazione stessa, pregandola di cullarlo in un’atmosfera di sogno ad occhi aperti e di onirismo purgatoriale.

In una bella immagine Cliff si butta in ginocchio davanti alle anime forti dei marinai che, per liberarsi dal peso del vivere sulla terra, hanno preferito passare la loro esistenza negli oceani.

Anche una tematica sociale emerge in America, quando viene nominata, in una composizione senza titolo, costituita da sette quartine libere, la tristissima e inumana condizione di abbrutimento di un’umanità di esseri deformi, infelici e poveri, che abitano un porto visitato dal poeta.

La desolazione emerge realisticamente nel delineare frotte di bambini rimasti tra cocci di ciotole e piatti sul selciato di una stradina, tra resti di cibo putrefatto per terra, che lasciano ai passanti un tanfo d’immondizia. Anche lo sfondo paesaggistico – architettonico di queste vicende è miserrimo, con una palma malmenata che un giorno aveva una bellissima cima.

La pianta non si distingue dagli alberi maestri eretti sui battelli annodati alle bitte.

Anche scenari di scale cadute e claudicanti su una pozza dove qualche moro si arrischia a piedi nudi, donne incinte sciagurate costrette a sgobbare in case malsane tutto il giorno, paragonate a orrendi piccoli pesci dal ventre gonfio, costituiscono la sceneggiatura di queste poesie. Inoltre in alberghi una volta sontuosi e ora in decadenza, alloggiano puttane e marinai in balia del loro lerciume.

Profonda la poesia I pellicani, scritta in lunga ed ininterrotta sequenza, nella quale i volatili stessi vengono definiti immondi rapaci per la loro caratteristica di cibarsi nel porto di avanzi di pesci scuoiati.

I pellicani sono brutte bestie dal piumaggio di un grigio sporco e viscoso e il poeta si chiede come mai il Buon Dio ha fatto in modo che esistesse lo stesso piumaggio così orrido, quando ci sono tanti altri uccelli le cui ali graziosamente attraversano l’aria dei mari e le terre.

Un componimento senza titolo interessante ha come interlocutori i Neri per i quali l’autore dice di provare una grande simpatia.

Il tema della diversità degli uomini di colore si collega a quello della difformità dello stesso Cliff per la sua condizione di omosessuale. Così viene affrontato un tema politico e William dichiara di accettare i Neri anche se svolgono attività illecite e nonostante il fatto che il poeta pensi di essere detestato dagli stessi Neri.

Un affetto sensibile lo accomuna ai Neri, perché, come lui, sono perseguitati dai filistei, presumibilmente bianchi tradizionalisti, borghesi e perbenisti.

Nella raccolta In Oriente (1986) ritroviamo ancora la tematica del viaggio. Questa volta l’ambientazione è nel Punjab, regione posta a cavallo della frontiera tra India e Pakistan.

Cliff con il suo stile chiaro, articolato, leggero e icastico descrive la città di Lahore che è un vasto miscuglio di tre milioni di abitanti sotto gli altoparlanti che allo spuntare del sole diffondono sui tetti terribili lamenti Allah Akbar.

Nello stesso componimento l’io-poetante si chiede se i bambini temono questi ululati che fanno svegliare e fanno inginocchiare i loro genitori.

Nelle poesie di viaggio l’occhio perspicace riesce ad individuare con acutezza aspetti che altrimenti resterebbero sconosciuti nei paesi e paesaggi visitati. Fondamentale l’atteggiamento empatico del poeta nel porsi in sintonia con quello che lo circonda.

Toccante la poesia lunga e senza titolo, dedicata al poeta greco Costantino Kavafis, suddivisa in quattro strofe, formata da un’alternanza di un verso regolare e da un altro di una, due, tre o quattro parole, centrato sulla pagina.

In essa, tratta dalla raccolta In Oriente (1986), è nominato l’ultimo periodo dell’esistenza dell’autore ellenico, momento tragico e doloroso, segnato dalla malattia e dall’indigenza.

Nell’incipit il poeta afferma di aver visto la stanza dove Kavafis è morto.

Dovette infatti vendere l’appartamento che possedeva per occupare solamente una camera con l’arabo un “servitore”. Cliff afferma che Kavafis, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1863, è morto nel 1933 nell’indifferenza del mondo intero.

Contrariamente all’ultimo periodo della sua vita, durante la giovinezza e la maturità Kavafis aveva vissuto nell’agiatezza e nella raffinatezza ed aveva riportato importanti riconoscimenti. Il fulcro della composizione consiste nella decadenza fisica, morale ed economica, che caratterizza la vita di Kavafis, quando i vari livelli s’intersecano tra loro.

In Immensa esistenza (2007) è presente la poesia Ballata delle donne del tempo presente suddivisa in sei strofe

Nel componimento si avverte da parte del poeta l’attrazione irresistibile per l’eterno femminino, ambigua perché il Nostro appartiene all'altro sesso.

Vengono rievocate varie attrici e cantanti come Vanessa Paradis, Fanny Ardant, Gina Lollobrigida, Marilyn Monroe e Dalida.

Con scavo psicologico Cliff penetra nelle pieghe delle anime di queste donne, protagoniste del cinema o del mondo musicale, legate, in vari modi, al mito e alla leggenda nel nostro immaginario collettivo.

Immedesimandosi nelle loro gioie e nei loro dolori, proiettandosi nei meandri delle loro personalità, si chiede, con un certo distacco, ma anche con partecipazione, quali siano stati i motivi a condurre al suicidio Marilyn e Dalida, mentre, per quanto riguarda le altre, entra nei loro vissuti di felicità esuberante e compiaciuta.

La forma delle poesie di Cliff è sempre connotata da una vaga bellezza e da un rigorosissimo controllo, raggiunto con naturalezza, senza nessuno sforzo apparente.

I sintagmi, le immagini, le frasi, nella loro velocità, si dispongono in un ordine stupendo, costituendo le composizioni un magma di grande efficacia.

Percorsi della poesia contemporanea ripropone la Collana Internazionale, che la Fondazione Piazzolla aveva diffuso negli anni Novanta. Una trentina di titoli di firme di rilievo, curate da insigni critici e studiosi. Tra i quali Valverde (F. Tentori Montalto), Evans (A. Rosselli), Kirsch (M.T. Mandalari), Heaney (F. Buffoni), F. Loi (F. De Faveri), E. Batur (Soaçiuglu), B. Ackmadulina (De Bartolomeo), M. Schturis (P.M. Minucci), e tanti altri. L'elenco completo risulta sul sito: www.fondazionemarinopiazzolla.it

Recensione
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