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Radici nell’etere

Matteo Chigi è nato a Genova dove risiede, nel 1952. Laureato in Medicina, esercita attualmente la professione di medico. Ha pubblicato Mosaici e intarsi (2005) e Scavo mobile (2008).

Radici nell’etere, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è una raccolta di poesie eterogenee tra loro per argomento e non scandita in sezioni.

Cifra essenziale della poetica dell’autore è quella di una poetica intellettualistica del tutto antilirica e anti elegiaca.

Il tono dei componimenti è tout-court filosofeggiante e riflessivo tendente alla ricerca del senso della vita.

Il poeta è cosciente di usare il poiein, la pratica della scrittura, per realizzare un esercizio di conoscenza che tocca tutti i campi dell’esperienza umana dal tempo alla fortuna, dall’anima al sogno.

I versi sono caratterizzati da una suadente e pervasiva musicalità e il ritmo è sempre incalzante.

Elemento di grande rilievo e originalità nei tessuti linguistici del poeta è l’uso di una parola magica nel suo scaturire da un’urgenza del dire che provoca suggestione ed una partecipazione empatica del lettore.

Per quanto riguarda quanto suddetto sono emblematici i versi iniziali di Come una Veronica nelle quali sono espressi in maniera vaga la febbre leggera di un mattino nel quale la nebbia fiorisce d’impalpabili rose e si realizzano convalescenza antiche in versi virtuosistici e senza autocompiacimenti.

Per realizzare i suoi effetti stranianti il poeta si serve di una notevole tastiera analogica.

Forti sono la densità metaforica e soprattutto quella sinestesica che si coniugano ad una maniera anarchica del dire che a volte sfiora l’alogico.

Viene spesso rappresentata un’incantevole natura rarefatta che s’inserisce in una visione tranquillizzante dell’esistere, della vita che fluttua nel suo colore e diviene mare ampio di sostanza e si destina all’esito mai compiuto d’affinità tra mare e cielo.

Non manca una venatura neo orfica nei versi di Chigi che si coniuga a sospensione e visionarietà.

Sembra che il versificare del poeta proceda per accensioni e subitanei spegnimenti.

In Tempo, una delle composizioni più alte, l’io poetante molto autocentrato dichiara che la sua identità è sottesa al corpo e immersa nel tempo.

In Il messaggio, in una disanima su mente ed anima è detto che il porto franco è solo nei sogni.

Una vena surreale sembra spesso pervadere la scrittura scabra ed essenziale nel creare Matteo atmosfere di una vaga e arcana bellezza ad un livello naturalistico che sottende quello etico.

Il dettato è icastico e fortemente denso semanticamente e le immagini sono costituite da sintagmi vari ed efficaci.

Nel componimento Esistenza l’autore dice che desiderò talora un’ora estranea alle abitudini celesti.

Non manca quindi un vago misticismo che parte dalla materia per giungere a spazi infiniti.

Un’opera originaria che, come dal titolo, pare avere radici nell’etere, nell’aria che pur invisibile si fa principio primo e matrice dei versi stessi.

Recensione
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