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Respiri violati

Luana Fabiano nasce a Catanzaro nel 1978 e vive a Squillace. Esordisce nel 2013 con la sua opera prima, la silloge I canoni della speranza che vanta la prefazione di Dante Maffia e che è risultata finalista al Premio Internazionale di Poesia, Prosa e Arti Figurative “Il Convivio 2013”.

Respiri violati, la raccolta della poetessa della quale ci occupiamo in questa sede, presenta una prefazione esauriente e ricca di acribia di Antonio Spagnuolo.

Il libro è scandito nelle sezioni Bellezza confinata e in quella eponima.

Come scrive lo stesso Spagnuolo, per comprendere a pieno i segreti di questa raccolta, immersa faticosamente nel non senso e nelle impossibili tracce dell’inconscio, bisogna conoscere qualche passo del pensiero creativo della poetessa. In questa silloge - ella suggerisce – ha cercato di dare respiro a tutta quell’umanità dimenticata, nel caso dei manicomi, ad esempio, o all’umanità abusata dei bambini, tanti cappuccetti rossi “scoperti” da lupi “domestici”, alla bellezza dilapidata delle donne che hanno labbra consumate, ridotte in mozziconi di duro asfalto.

Nella scrittura della Fabiano si riscontra un fortissimo scarto rispetto alla lingua standard con un andamento anarchico che sfiora il prelogico e l’alogico.

Si arriva ad una particolare definizione delle immagini attraverso la frequente aggettivazione in un discorso che si fa magico e magmatico attraverso la sospensione. Il discorso di dipana tramite la notevole densità metaforica, sinestesica e semantica.

Lo stile della poetessa è del tutto antilirico e anti elegiaco e le immagini, che scaturiscono le une dalle altre, procedono per accumulo, s’intersecano e spesso sono irrelate tra loro.

I componimenti sono spesso corposi e sempre molto icastici.

Si potrebbe affermare che l’atteggiamento della poeta, pur scaturendo da una vena che, come si diceva, mette in scena il peggio nell’ambito dei settori umani, si apre sempre ad una vaga speranza di riscatto, identificabile già nel fatto di dire con urgenza i mali della vita, di esporli facendoli riemergere, di farne oggetto di poiein.

La scrittura è sempre controllata, in parallelismo, in sintonia, con i sentimenti espressi dall’autrice, lucidi e distaccati nel non gemersi mai addosso.

Le descrizioni sono molto crude e l’approccio all’esterno avviene tramite la corporeità.

Non mancano a fare da sfondo descrizioni di una natura rarefatta e intensa e a volte nella lettura c’imbattiamo in un tu del quale ogni riferimento resta taciuto.

Non manca una vena neo orfica nelle descrizioni, dove aleggiano mistero e atmosfere di grande onirismo purgatoriale se non addirittura allucinato.

Cifra distintiva della poetica della Fabiano è quella di una forma intellettualistica e sempre fortemente avvertita e alle cose descritte si aggiungono idee su di esse in una forma di autoriflessione simultanea per la quale sono forti gli effetti stranianti.

Anche il tema amoroso – erotico si ritrova nella raccolta anche se non è tra i dominanti. Per esempio, in Reliquia, con raffigurazioni visionarie l’io – poetante si rivolge all’amato con trepidazione in bilico tra gioia e dolore e anche qui l’esito va verso il positivo, la realizzazione, la pienezza perché, come scrive Luana, la pelle del nostro amore non raggrinzisce.

La poeta modula i versi con intelligenza secondo una scaltrita coscienza letteraria.

Recensione
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