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Se parla l’anima

Laura Ficco, poetessa genovese residente ad Assemini in provincia di Cagliari, nasce artisticamente negli anni ottanta come pittrice creativa in vari generi espressivi, partecipando a varie mostre ed estemporanee.

Dall’anno 2003 come poetessa ha ripreso a esternare i pensieri dell’anima, già coltivati in età adolescenziale, componendo varie liriche e contraddistinguendosi particolarmente nella tematica della sensibilità verso il prossimo.

Ha pubblicato svariate raccolte di poesia e ha partecipato a numerose manifestazioni culturali di musica e poesia.

Ha riportato numerosi e prestigiosi premi in concorsi letterari.

Se parla l’anima, il libro della poeta che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Giovanni Melis Omnis ricca di acribia.

La raccolta non è scandita ed è illustrata in copertina e nell’interno da opere pittoriche dell’autrice caratterizzate da un forte cromatismo.

La cifra essenziale della poetica della Ficco espressa in questo volume è connotata da una grande chiarezza ma non è assolutamente elementare.

Nella sua scrittura sempre in bilico tra gioia e dolore Laura rivela un animo sensibilissimo e ci sono componimenti che toccano l’estasi nell’esternarsi della gioia dell’io – poetante e altri che descrivono situazioni dolorosissimi sia del quotidiano sia storico – epocali.

Il linguaggio è assolutamente lirico fino a giungere all’elegia e in queste caratteristiche la Ficco si discosta del tutto dalle tendenze espressive del nostro panorama che privilegiano gli sperimentalismi e l’oscurità.

Quindi il pregio di questo volume è da cogliere nei consapevoli intenti della poetessa di dare vita alle emozioni del suo animo in una sentita esternazione del suo essere con immagini vibranti e luminosi sia che sia detta con urgenza l’Assunzione della Madonna in cielo, sia che si parli dei campi di sterminio nazisti, sia che l’oggetto del poiein sia il suono di un’autoambulanza che rattrista la Ficco e le evoca penosi pensieri, sia che si descriva un concerto nel quale note celestiali toccato soavemente le corde dell’anima.

Una vena religiosa e mistica sembra sottendere l’ordine del discorso di questi versi nei quali vengono nominati Dio e gli Angeli e tutto pare filtrato attraverso la sensibilità di una donna credente, fatto raro nelle poetiche contemporanee e di sempre.

Di componimento in componimento il lettore ha la sensazione di affondare nella pagina, nei densi tessuti linguistici dell’artista connotati da una fertile capacità di toccare tutti i settori della vita.

Anticipe ti interroghi/ sono già nell’infinito? è un distico veramente emblematico della concezione dell’autrice e qui non si parla di un infinito di tipo leopardiano caratterizzato da un naufragio nella natura ma di un infinito che implica una concezione cristiana della vita.

I dipinti di Laura che illustrano il volume nella loro figuratività s’intonano bene alla sua vena creativa semplice che però è anche complessa a livello concettuale per le idee che esprime.

È anche una poesia degli affetti familiari che si estrinsecano nella lirica Soffio di giovinezza dedicata al sedicesimo compleanno della figlia.

Recensione
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