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Sembrava un fuoco di paglia

Si definisce fuoco di paglia qualcosa che inizialmente sembra particolarmente promettente, interessante, intenso di notevole importanza, ma che nel giro di poco tempo, finisce nel nulla, rivelando, quindi, il suo scarso valore.

Quindi un flop, una cosa che, nel titolo sta ad indicare invece qualcosa che potrebbe avere una valenza positiva proprio per quel sembrava che relega il fenomeno, il fatto, al passato: ora dobbiamo vedere di che si tratta.

Con questo titolo intrigante e ironico il poeta, che ha redatto il suo testo con la versione nel dialetto della sua terra a fronte, ci fa entrare in un universo di nonsense di ambiguità voluta e proprio il fuoco di paglia nel suo riferimento al passato, potrebbe simboleggiare qualcosa che invece è salvifico come la poesia stessa che riflette ipostaticamente su sé stessa.

Penoncini sa che la poesia è salutare per il poeta e il suo fruitore e che può diventare il contrario di un fuoco di paglia.

Il volume presenta una prefazione di Zena Roncata acuta, sensibile, ben centrata e ricca di acribia.

La raccolta composita e articolata architettonicamente è scandita nelle seguenti sezioni: Le radici, Le parole dell’indifferenza, A spasso nel tempo, La strada dei pensieri,

Ad un approccio iniziale si identificano le ragioni meta letterarie di Penoncini nel suo affrontare la sua materia quando afferma la forza espressiva del suo dialetto che nella bocca dei suoi compaesani diventa più forte e terribile di una bestemmia e peggio della foresta prima dell’inferno e un nodo intorno al collo per strozzare le parole, una sega che sega i piedi.

Nella parlata in dialetto, rispetto alla lingua madre, in questo caso l’italiano, la lingua stessa assume un’icasticità più forte della stessa lingua standard, proprio attraverso la musicalità e il ritmo delle stringhe delle parole che in dialetto raggiungono una forza espressiva quasi violenta e debordante con qualcosa che ha un sentore di onomatopeico.

Quindi una ricerca anche antropologica per giungere alle radici della vita per capirne e coglierne il senso più profondo e sensuale e vero.

Il linguaggio usato da Edoardo nella versione in italiano è piano, colloquiale, narrativo, affabulante e chiaro.

Una notevole drammaticità deriva dalle immagini evocate dal Nostro ed emblematico a questo proposito è il verso andare in guerra per non affogare in mare e le stesse parole divengono viventi e da abitare come nel verso quelle parole vecchie che non hanno più un vicino, come se le parole fossero animate e in parte lo sono come nella massima veterotestamentaria non vi sarà parola detta che sarà senza effetto, che sembra essere alla base di tutto l’ordine del discorso e delle intenzioni del poeta in un libro fluttuante e antilirico che ha qualcosa di fortemente intellettualistico.

E in un componimento Penoncini scrive che il dialetto è la lingua delle cose, mettendo queste parole nella bocca di un professore.

Un esercizio di conoscenza tout-court quello di questo poeta a dimostrazione della dignità del dialetto stesso che sembra ma non è un fuoco di paglia.

Recensione
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