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Senza margini d’azzurro. Poesie (2013-2018)

Raffaele Floris, l’autore del libro di poesia che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato a Pontecurone (AL) nel 1962.

Senza margini di cielo è un testo composito e articolato a livello architettonico ed è connotato da un’incontrovertibile originalità a livello contenutistico e stilistico – formale.

Si tratta di una raccolta scandita in tre sezioni: quella eponima, Haiku ispirati alle opere di Mario Fallini e Haiku ispirati alle opere di Fabrizio Falchetto.

L’opera presenta un’acuta postfazione di Mauro Ferrari sensibile e ricca di acribia.

Nella prima sezione prevale un tono colloquiale e l’autore si esprime con un linguaggio piano e chiaro e con una scrittura densa e intrigante nello stesso tempo che crea emozioni forti nel lettore nel suo immergersi nella pagina.

Nella poesia eponima, che è la prima del libro, è evidente un certo pessimismo, elemento che serpeggia come filo rosso in tutti i componimenti.

Tale suddetto elemento si esplicita nei versi la finestra ha un cielo angusto contro i vetri.

Anche nel titolo della raccolta prevale una vena malinconica, un senso di perdita, e si potrebbe evincere che con esso l’autore voglia intendere una mancanza di coordinate nella vita, l’assenza dell’azzurro rassicurante nelle ore diurne come tetto per il poeta e per tutti quelli che vorrebbero abitare poeticamente la terra.

Le poesie della prima parte sono piuttosto brevi e compatte e quasi tutte risolte in una sola strofa.

In ogni composizione internamente il poeta si avvale di una certa cura per la punteggiatura e le parole non sgorgano in lunga ed ininterrotta sequenza, elemento che accresce l’icasticità dei dettati che si combina con la leggerezza.

Viene indicato spesso un senso di quotidianità con i temi della città e del tran tran quotidiano dell’impegno del lavoro.

A proposito della tematica del cielo viene detta con urgenza e ironicamente l’espressione al settimo cielo.

I tessuti linguistici dei componimenti sono lineari e si configura uno scarso scarto poetico dalla lingua standard nella tendenza narrativa dei dettati.

La poetica di Floris ha come cifra dominante una vena intellettualistica che si stempera con dolcezza avvolgente sulla pagina.

In Incontro, il poeta si rivolge ad un tu femminile, presumibilmente l’amata, e qui bellissimi sono le parole amorose sono reduce del tuo sorriso; se l’amore tra uomo e donna è una partita che è bene che finisca patta, l’io – poetante sa di non aver regalato

nulla alla sua donna.

In Non c’è rimasto niente si avverte, come spesso accade nella lettura, un forte senso del dolore che è comunque senza autocompiacimenti e il poeta non si geme mai addosso

È caratterizzante un’eleganza intrinseca nei sintagmi, ben raffinati e ben cesellati e una pacatezza prevale nei tessuti interrotta spesso da metafore e sinestesie fulminanti.

Recensione
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