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Simmetrie

In questo composito e compiuto testo, Elio Pecora, partendo dal corpo, dalla “stanza del corpo”, ci conduce con sobrietà e saggezza, con elegante pacatezza di stile, in un viaggio che attraversa una fitta molteplicità di esperienze, frutto dell’ansia e del quotidiano affaccendarsi di una ressa di personaggi. Il libro è scandito nelle seguenti sezioni: La stanza, Quadri cittadini, Simmetrie, Imitazioni, Tragitti, L’occhio corto, Per altre misure. Come si diceva, il tragitto, che l’autore ci presenta, parte dal corpo e il segmento iniziale, La stanza, un poemetto, ha per oggetto il corpo, visto come involucro che contiene l’essere umano, corpo cogitante, corpo che percepisce dall’esterno un insieme di sensazioni e stimoli che arrivano alla mente, come se fosse una stanza, per ognuno di noi:-“ / E’ una stanza il corpo / nido-cella-recinto./ Abito in cui bastarsi, / da non potersi assentare un istante. / Gabbia d’ossa e di arterie, / di dove assistere al mondo. / Fame sonno attesa incessante / ansia dove placarsi, / pozzo dove annaspare. / Sangue, umore, feci /…”.

Molto efficace questa descrizione di Pecora, che non manca di crudezza, soprattutto nel seguito del poemetto in cui il poeta parla del corpo, nelle sue varie età (infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia), o del corpo malato. Pur procedendo con una sua inconfondibile ed originale forma, l’autore, attraverso le scansioni, ci presenta una grande varietà di registri espressivi e prosodici, a partire da poesie criptiche e oscure, fino a poesie più chiare e lineari, raggiungendo il massimo della chiarezza in L’occhio storto, parte importante del libro, che è composta da microracconti in prosa.

Qui Pecora passa dai ritmi felicemente serrati, dalla concisione limpida della sua scrittura in versi, a una prosa che sa presentarci situazioni di più concreta realtà, agite da personaggi immersi nelle loro umanissime vicende, pur prevalendo, a livello tematico, situazioni estreme, che hanno per soggetto, spesso, la pazzia, l’omicidio, il male di vivere e l’omosessualità. Sono lacerti di un mondo spiato, microracconti che mettono fulmineamente in scena le inquietudini ordinarie o eccezionali di una piccola folla dai caratteri svariati, ma i cui destini non potranno, infine, differenziarsi nel profondo. Simmetrie è, nella sua stesura, un testo unitario e coerente, anche nella sua varietà di dinamiche e toni, che sono tutti legati dal filo rosso, che consiste in una ricerca esistenziale sul tema dell’esserci e dell’esperire come esseri umani contemporanei, attraverso vari personaggi che il poeta presenta, personaggi che sono proiezioni del poeta e in cui il lettore può identificarsi.

Le vite dei suddetti personaggi, uomini e donne di tutte le età, appaiono inevitabilmente segnate dalla meraviglia e dalla gioia, dal dolore e dallo sgomento dell’esserci, ma sempre nella consapevolezza che tutto finirà. Dice l’autore con vibrante efficacia in un suo brevissimo componimento:-“ / Il vento del deserto cancella la pista / La barca non lascia tracce nell’acqua/”. La bellezza stessa, dunque, l’amore, l’emozione, il sentimento dell’esistere più intenso, non potranno che sciogliersi in un vuoto che ne cancellerà le tracce. Eppure, e questo è un dato positivo, tutto il percorso di queste Simmetrie poetiche, tende a recuperarne il maggior numero possibile, dimostrando che la poesia stessa può essere, attraverso, il parallelismo etico-estetico, un modo per raggiungere nei versi e nella vita, che essi rispecchiano, il bene, l’equilibrio e la felicità.

Nella sua varietà, tutto è composto in un disegno unitario, coerente, sorretto dall’onestà morale della sua ispirazione e del suo nobile progetto di poesia. In questa poetica tutto scorre, divora, l’attimo non si lascia catturare, rimane una leopardiana contentezza della finitudine, nonché penniana allegrezza nel dolore. Attraverso la suddetta varietà prosodica, Pecora raggiunge una limpidezza e un’incisività nuove, che lo pongono tra le voci più coese, profonde, sorprendenti e pensanti, della scrittura odierna. Si cita la poesia (Improptu), tratta dalla sezione intitolata Per altre misure:-“ / Farneticano. Che altro possono? La vita / s’incarica di sfuggirgli. Vorrebbero / ghermirla, possederla come un vestito, / una sedia. / Invece vi stanno dentro, / tutti interi. E almeno in parte sanno che, / a uscirne, sarebbero persi, definitivamente. / Pensano, Il privilegio di pensare. Piuttosto / annaspano, in un pozzo, col naso rivolto / al filo di luce che viene dall’alto… /”; pare sintetizzarsi, in questi versi, tutta la poetica e il pensiero di cui è imbevuto questo libro: la vita è come il corpo, di cui si diceva, ci si sta dentro ma non si riesce a prenderla saldamente tra le mani e, del resto, ad uscirne ci si sentirebbe persi, ammesso che questo fosse possibile: ma anche qui c’è quella salvezza, quella possibilità di essere felici per un’ attimo, che si materializza in quel filo di luce che viene dall’alto: in un esistere precario, nel caos che Pecora ci presenta, c’è sempre una possibilità di salvezza e quel caos, sia pure per un attimo in senso heidegeriano, può diventare cosmo, e questo può bastarci.

Nella varietà di toni che ci vengono presentati nel poiein di Pecora in questo libro, c’è anche una sfumatura vagamente lirica e musicale che incontriamo nei seguenti versi brevi e distesi, che ben si armonizzano con l’insieme, versi tratti dalla sezione Simmetrie, versi in cui emerge anche l’elemento naturalistico:-“ / Stagione la più cupa / ma con le spore rinnova l’evento / oppone allo sgomento / un ritrovato stupore // piede verso l’abisso // tra il sognante avvertito / torna dov’è partito / ed esce nella veglia / grido corto affocato / ma, dentro stanze chiuse / riannoda le confuse / richiamate parole /…”: anche qui nella simmetria tra stupore e abisso, tramite la parola poetica, si riesce a ritrovare il senso.

Recensione
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