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Sottocutanea

Fabio Pelosi è nato ad Avellino nel 1973 e, nonostante la giovane età, è riuscito a raggiungere una notevole maturità espressiva e uno stile e una forma veramente originali: già nelle sue raccolte precedenti, Il sonno leggero del padrone e Di candide verità, Pelosi aveva trovato esiti felici e sorprendenti; con Sottocutanea l’autore ottiene, con un testo breve per estensione, un risultato che lascia favorevolmente sorpreso il critico per un articolarsi di una stesura, composita anche se non scandita, che mette in mostra una grande sensibilità e condensazione, che fanno dell’autore, non certo una promessa, ma una realtà sicura e unica nel panorama della poesia italiana di inizio millennio. Da notare che tutti i componimenti di Pelosi sono provvisti di titolo e ciò mette in luce uno dei sui pregi essenziali e peculiari della sua scrittura, quella che Italo Calvino, nelle Lezioni americane, chiamava precisione. Da mettere in rilievo una Piccola nota iniziale dell’autore: - “Sottocutanea è verità nemmeno tanto nascosta. È introduzione e tema nel contempo- “; verità non del tutto nascosta e introduzione, dice Pelosi, facendo trasparire i velatissimi intenti di un autobiografismo vaghissimo, proprio in quella parola verità se, per chi scrive, la parola è sangue e carne che si fa parola dalla penna dello stesso autore.

Sottocutanea è una raccolta meditata negli anni, con la quale si riaffaccia sul davanzale dell’ingegno lo stesso Pelosi, che emerge felicemente attraverso la sua scrittura intelligente e sorvegliata Somiglia, la sua, a una scrittura automatica e in parte lo è. La poesia di Pelosi appare essere intrusiva, cacciarsi in qualche modo sottopelle, al di là dell’intonaco delle appartenenze, vuole essere permanente nell’impressione del senso, carica di potenziali rifrazioni che permeano intelletto e pneuma. E non si può disconoscere a questi versi certo non smatassandoli sull’unghia, non risolti dalle difficoltà della fretta, un’impronta che sbalza dalla pagina per interessare, anche urticando, le regioni dell’ascolto fondo, intenso, proficuo, attivo che in progress si matura e poi accade in piani di assimilazioni interiori. Già il titolo Sottocutanea, che in termini semplicistici indica un tipo di iniezione in cui il medicinale deve venire iniettato in profondità, ci fa pensare a qualcosa di profondo sotteso alle intenzioni dell’autore, a introdurci in un mondo profondo del corpo e della scrittura in cui per dirla con Seamous Heaney, premio Nobel irlandese, la penna (in questo caso penna-ago) può divenire strumento paragonabile ad una vanga o ad una zappa per scavare nel terreno. Il titolo Sottocutanea ci fa pensare anche all’intrapreso discorso neoorfico del giovane poeta che arriva a regalarci esiti in componimenti oscuri e misteriosi nel senso buono, senza cadere ma nei pericoli di una vaghezza informe, ma mantenendosi sempre nei limiti ben individuati di un inconscio controllato.

Visto dunque tutto quanto suddetto, non sorprende che il primo componimento della raccolta sia intitolato Senso:-“// Ed il senso non conobbe interi / Diverso percorso segue / di sangue occultato, / ha inverso destino di un monoteistico / conflitto dei sensi. // Il tatto dell’amore scorre come liquido / radente il suolo carne altrui / Confida nell’ebbrezza emancipata / d’un amante imberbe, / di un consapevole adulterio. // E noi qui a riprendere risposte / per sfuggire all’ennesima domanda d’amore. / A vibrare di suoni improbi / figli di un senso solo // Non acquista parola i diniego / non conosce esclamazione / il sottrarsi all’amore bendaggio //: tra vago misticismo e pressante corporeità il discorso in questa poesia si svolge elegante e sinuoso attraverso le strofe. C’è da notare, innanzitutto, una forte eleganza formale dell’autore nel descrivere un erotismo legato indissolubilmente al corpo. C’è inquietudine che serpeggia per tutta la composizione e viene detta anche la parola adulterio che sconfina in una scabrosa situazione amorosa se l’amante è imberbe. Questa poesia, nella sua compiutezza, risulta essere veramente epidermica, sembra che l’io poetante dialoghi con la percezione del proprio corpo, la sua propriocezione, proiettandola su altri corpi di cui tutto viene taciuto: ecco dunque il senso che è in primo luogo essere esseri umani di carne e sangue se, è vero che, niente che è nell’intelletto non passa prima per i sensi.

Un vero e proprio consapevole esercizio di conoscenza, questo di Fabio Pelosi, articolato e complesso, affabulante e controllato dettato da una forte coscienza letteraria, rara in un autore così giovane. Un’acutezza generosa, una vitalità battagliera sono all’ingaggio dell’intelletto in un’opera che non ostenta frangiflutti, impegnata com’è a ricorrere a una parola rapsoda che in un sol tempo fende e ricuce suono e significato, crosta di superficie e spazio bianco, sottocutaneo, appunto. Pelosi è un autore da cui attendiamo con ansia le prossime pubblicazioni.

Recensione
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