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Studi op. 6. 2016 – 2017

La raccolta di poesie non scandita che prendiamo in considerazione in questa sede è preceduta da un prologo intitolato De consolatione poesiae ovvero Tentativo di prosa in versi e presenta una prefazione di Andrea Spano esauriente e ricca di notevole acribia.

Il suddetto prologo può considerarsi un’originale e breve dichiarazione di poetica e i versi da cui è composto come quelli delle poesie sono tutti centrati sulla pagina, elemento che pare accrescerne il fascino e il mistero delle strutture dei tessuti linguistici.

In De Consolatione Poesiae Casale scrive che il poeta scende a profondità inimmaginabili per i non poeti e giunge dove termina la speranza.

Riguardo a tale baratro è interessante notare che da quello solo una mano di donna può arrivare a recuperarlo e si può presumere che tale donna sia la sua musa, l’ispiratrice degli stessi versi.

Oppure il poeta potrebbe essere salvato dalla poesia stessa nel suo scriverla e farla leggere.

Alla risalita il poeta stesso cessa di essere poeta o lo diventa irrimediabilmente.

Veramente interessante il suddetto prologo con la sua patina arcaica che gli conferisce il suo titolo in latino.

Le poesie che seguono per la loro unitarietà stilistica e formale potrebbero essere considerate un poemetto.

Un senso di mistero vago e criptico connota questi componimenti nei quali l’io-poetante è molto autocentrato.

Una fluida musicalità raggiunta attraverso il ritmo sincopato caratterizza i vari componimenti.

Anche un’avvertita vena epigrammatica caratterizza i versi che procedono per accumulo sgorgando con naturalezza e velocità gli uni dagli altri in dettati densi e icastici.

Un pessimismo pare prevalere quando il poeta afferma che di vuoto siamo scavati dall’eterno.

Anche le stesse parole talvolta sono dette come per esempio in Lontananza in versi vaghi e magici: Saper come potrei le parole/ d’un destino che sappia più di vita/ a distanza di lacrime dal cuore/…

Un andamento cantilenante connota queste composizioni nelle quali emerge un tu che è presumibilmente l’amata ed è contenuta la possibilità che l’amore stesso possa essere felice.

Una vena di stile classicistico in chiave postmoderna aleggia nei componimenti che divengono esercizi di conoscenza.

Il senso della femminilità che si fa amore è detto bene nei versi: tu che sei rivale d’ogni rosa/ che l’invisibile vento circonda.

Si tratta di poesie eleganti e originali da non potersi considerare neoliriche tout-court.

Recensione
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