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Studi O.P. 8 - 2019 - 2020

Studi. Op. 8, la raccolta di poesie di Matteo Casale che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Alessandra Paganardi intitolata Parole pietre in un altrove prossimo esauriente e ricca di acribia.

Definire la materia poetica oggetto di studio come fa Matteo Casale nel titolo del volume sottende una forte coscienza letteraria e la poesia stessa diviene qui tout-court esercizio di conoscenza.

Inoltre si deve sottolineare l’intento intenzionalmente detto con urgenza dal poeta nella sua continuità visto che ha già pubblicato altri sette volumi uniti e legati nei titoli dal filo rosso dello studio della poesia stessa, un intenso ripiegarsi su sé stesso e sulla forma del suo poiein.

Quasi tutte le composizioni sono centrate sulla pagina e questo elemento crea un ritmo sincopato che produce una notevole musicalità dal carattere suadente e incantatorio.

Il volume è strutturato nelle sezioni Elegia dell’Altrove e in quella breve La forza del De-Stino.

Una parvenza magmatica costituisce una caratteristica saliente dei componimenti che procedono essenzialmente in lunga ed ininterrotta sequenza con un fluire dei sintagmi che potrebbe definirsi vagamente barocco o liberty nel creare straniamenti tra accensioni e spegnimenti.

Del tutto antilirica la poetica di Casale nel suo carattere prettamente intellettualistico.

Il motivo della sofferenza dello stesso esserci sotto specie umana è nominata costantemente nel libro a partire dai due versi che fanno da incipit alla raccolta: Somma noi siamo di nostre ferite / pareggio esatto d’infanzie finite, versi nei quali la rima amplifica l’effetto attraverso la ridondanza e la parola pareggio fa venire in mente che la vita stessa nello stabile confronto con l’alterità è una partita che è sufficiente pareggiare per riuscire in ogni situazione esistenziale.

È presente spesso un tu al quale l’io-poetante si rivolge che potrebbe essere apparentemente una lei alla quale il poeta invia il messaggio nel verso Il respiro in cui ora non ti sento e qui sono nominate le parole pianto e dolore a conferma di quanto suddetto del ruolo centrale dell’angustia nel lavoro del Nostro.

Il tema della ferita connesso a quanto suddetto è detto con urgenza spesso e la ferita stessa come è sottinteso può essere sanata solo attraverso la pratica della parola poetica.

Tuttavia dinanzi ad un esistere che dà continuamente scacco, e sintomatici a tale proposito sono gli addii che potrebbero riferirsi per antonomasia a quelli amorosi o a quelli causati dalla morte, il poeta non si geme mai addosso ed è perfettamente conscio della forza catartica e salvifica della poesia stessa: dire il dolore per vincerlo e superarlo diviene il riscatto e dà luogo alla redenzione.

È nominato con frequenza la parola Altrove, ma non sembra che il poeta si riferisca ad un ideale trascendente, piuttosto a un rifugio un luogo tangibile o immaginario terreno dove ritrovare sé stessi scrivendo.

Recensione
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