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Tra Simbolismo ed Estetismo: Paul Valery

Per Simbolismo s’intende genericamente un impiego più o meno sistematico di simboli nell’ambito di un’esigenza espressiva mentre per Estetismo si definisce l’atteggiamento critico o affettivo che conduce all’esasperata preminenza dei valori formali.

È assolutamente arduo voler cogliere nel Simbolismo una sorta di unitarietà tematica o un’omogeneità d’indirizzi.

Il Simbolismo segna precisi indirizzi di poetica e indica le percorrenze accidentate e aspre ma produttive e feconde.

Per Valery la missione del poeta consiste nell’agire sull’ Io totale del lettore, nel rapirlo e stimolare in lui straordinarie emozioni in modo tale che la poesia ci conduca a una sorta di supernatura e su questi capisaldi si fondano la straordinaria coscienza letteraria dell’autore francese e la concezione della sua poetica.

Da giovane in Paul il dono sottile di analogia si tradusse in una tecnica volenterosa tutta tesa alla reiterazione e all’assimilazione di un rapporto fondamentale: l’accostamento proprio della cultura simbolista tra letteratura e religione.

La poesia di Valery si ricollega naturalmente al Simbolismo di Mallarmé, che fu suo maestro e profeta, e più oltre al Parnaso e a Baudelaire: di qui alcuni preziosismi del suo linguaggio e la tendenza a valersi di motivi mitologici liricamente e simbolicamente interpretati. Ma questi movimenti vengono poi superati da un intellettualismo acuto, profondo, vibrante che porta la poesia sul piano della filosofia pur conservandone intatta tutta la purezza.

Valery è tutto teso verso l’espressione di una realtà assoluta a cui si giunge attraverso un processo di eliminazione dei contrasti formali del pensiero per affermarne la pura intuizione.

Il pensiero è un creatore di apparenze, di forme allusive del vero: seguendo a ritroso questa attività, cercando ciò che si cela dietro ogni forma, il poeta giunge ad una verità paurosamente nuda, che, se induce a un profondo scetticismo, ha tuttavia un austero fascino. È questa l’idea che appare in uno dei suoi primi scritti: Introduzione al metodo di Leonardo Da Vinci (’95) e che rimane poi al centro della sua produzione poetica.

Paul Valery (1871-1945) è stato un poeta, scrittore, filosofo e saggista francese di madre italiana e di famiglia oriunda italiana. Iniziata l’attività poetica nel 1889 abbandonò la letteratura nel 1900 per trascorrere molti anni in meditazione.

Il giovane Valery fu in effetti un decadente, che voleva, però, diventare consapevole e sicuro di sé con massima tensione così da prendere possesso della sua persona.

Nel 1912 scrisse e pubblicò un lungo poema La jeune parque (il cui motivo filosofico principale è la costituzione di un’autocoscienza che ha per condizione il risveglio ed il ritorno a sé dal sonno).

Dal 1925 la Accademie Francaise lo elesse come proprio membro e da allora fu il poeta, lo scrittore. il conferenziere più stimato e ammirato in Francia e fu considerato come la coscienza libera del suo Paese.

Il Nostro fu autore di un’opera infinita, segreta, inedita e sempre nuova, un’opera dotata di forza e di potenza eccezionale, di una sua straordinaria perfezione, nella sua necessaria incompletezza.

Il saggio su Valery di Chiara Ortuso, che prendiamo in considerazione in questa sede, connotato anche da una notevole estensione, ci restituisce con notevole acribia e finissimo spirito critico e analitico a trecentosessanta gradi la figura eclettica e geniale di Paul.

Il volume è suddiviso in quattro capitoli preceduti da un’introduzione e ai quali segue una biobibliografia.

Le sezioni sono le seguenti: 1 Valery tra cartesianesimo e modernità, 2 Diari dell’anima I Cahiers, 3 Eteronimi e filosofia, 4 L’estetica di Valery.

Per questa figura biografia e pensiero formano un tutt’uno e questo emerge in ogni composizione e riflessione e incontrovertibile è la sua affinità con Cartesio e la sua poetica simbolista si fa filosofia dell’arte.

Lo studio dell’intelletto si collega all’itinerario poetico e eidetico di Paul non considerato come insieme di norme riguardanti la composizione delle poesie.

La sua personalità rimase in verità indefinibile ed egli proponeva agli uomini la lucidità di un’era romantica in quella malinconica del nazismo e del materialismo dialettico.

L’universo simbolista si configura come un tentativo di comunicare, mediante un linguaggio calcolato sentimenti unici e assoluti dentro una complessa associazione di idee rappresentata da un intrico di metafore.

È all’interno di una musicalità nuova, di stampo simbolico, che Valery costruì la cifra ontologica della sua estetica.

Come leggiamo nell’introduzione ogni poeta è fondamentalmente un critico; ha il suo pensiero astratto e la sua filosofia. Per tale motivo la fabbricazione delle opere d’arte esige non solo la presenza di un universo poetico, ma una somma di riflessioni, decisioni, scelte e combinazioni, senza le quali tutti i possibili doni della Musa e del Caso finiscono con il rimanere inespressi, incompiuti.

Questi i motivi e le ragioni dell’itinerario estetico e poetico di Valery, non inteso come esposizione delle norme riguardanti la composizione delle poesie o la creazione d’opere d’arte, ma come studio dell’intelletto in quanto esso fa qualcosa e in quanto si esprime nella produzione artistica.

L’espressione linguistica del Nostro divenne strumento di conoscenza, di autodifesa, di trasformazione.

Sociologicamente, come stigmatizzato da Focault, l’arte e il pensiero in generale sono il riflesso della società e del tempo in cui vivono un artista o un poeta che sono sempre figli dell’epoca e del luogo dove si trovano.

Non ci sarebbe stato Dante Alighieri con la Commedia se il poeta non fosse vissuto nel medioevo in Italia e quindi nemmeno Valery sarebbe stato Valery in un clima culturale e anche politico e geografico come quello in cui visse e operò come innovatore producendo con un acutissimo sincretismo opere originalissime facendo sue le esperienze letterarie a lui precedenti e quelle sincroniche.

Si è sempre quello che si scrive ovviamente in relazione alla temperie culturale che si collega all’esperienza soggettiva che è figlia sempre dello scarto e dello scatto ontologico e memoriale nonché biologico, che avviene nel poeta o nel filosofo e si fa verbo artistico o teoretico che sia e la suddetta norma diventa paradigmatica per Paul Valery.

Ovviamente a livello sotterraneo c’è l’inconscio che, mediato dai sensi, riporta in superficie, dopo l’atto ansioso dello specchiarsi sul fondo, il precipitato dell’esperienza soggettiva che si fa poesia o teoresi come nel caso del celebre libro di poesia Il cimitero marino e ovviamente nell’opera teorica e creativa di Valery in toto che è un inesauribile oceano.

La suddetta è testimonianza di genialità che si coniuga ad una prodigiosa creatività, espressione della mediazione tra passato e presente nel proiettarsi nel futuro e rivela fortemente l’enorme profondità della sua intelligenza e della sua fertilissima vena creativa.

Fondamentali per cogliere l’essenza di Valery artista e uomo sono i Cahiers, quaderni di uno spirito irrequieto, dagli interessi sconfinati che ebbero lo scopo per l’autore di conoscersi, scoprirsi, nuovo e ricco, pieno d’insidie, di parti nascoste e sconosciute.

Tali quaderni potrebbero avere un’affinità con il genere del diario e Valery aveva la consuetudine di scriverli dopo il suo risveglio e sono specchio dei suoi studi poliedrici che si estesero dalla filosofia alla psicologia, dalle scienze alla matematica.

I Cahiers sono per Valery il tentativo di conoscersi, scoprirsi nuovo e ricco, pieno d’insidie, di parti nascoste o sconosciute, di nessi e di intuizioni feconde che fanno dello scrittore uno degli ultimi intellettuali del Novecento capace di destreggiarsi a proprio agio in differenti campi del sapere.

Come spiega lo stesso Valery scrivere ogni mattina queste note è un bisogno che potrebbe non esserci simile a un vizio. È molto comico che le mie riflessioni siano il frutto di una potenza irriflessiva, scrive il Nostro, metodica e che a una data ora occorra obbedire alla costrizione delle libertà della mente e l’intellettuale continua affermando che tutte le sue produzioni derivarono da uno scarto dalla sua vera natura e non da un’obbedienza ad essa a dimostrazione della sua forte e profonda autocoscienza.

Per quanto riguarda l’estetica di Valery alla radice del suo pensiero c’è il potente influsso esercitato sulla sua giovinezza dalle riflessioni estetiche di Edgar Allan Poe e dalla poetica di Stephan Mallarmé.

Questi tuttavia non sono che i dati culturali e le affinità elettive che condizionano inizialmente la sua meditazione, la quale invece si sviluppa in modo originale sotto il costante stimolo della sua diretta esperienza di lavoro poetico e con il contributo della sua pratica d’arte.

Per Valery il più importante dei saggi estetici di Poe è Il principio poetico che segna una vera e propria rivoluzione in letteratura.

L’estetica dell’originale scrittore è legata ad una metafisica che la suggerisce e la genera ma non la penetra né la costituisce ne spiega la produzione ma non ne rappresenta il significato.

Uno dei massimi poeti e intellettuali Valery nella storia della letteratura di tutti i tempi.

Recensione
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