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Tra un pensiero e l’altro

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.

Tra un pensiero e l’altro, la raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Céline Menghi esauriente e ricca di acribia, nella quale viene detto anche il cambiamento di stile di vita al tempo della pandemia che sottende anche la scrittura poetica.

Il volume non è scandito è per la sua unitarietà stilistica e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto, anche per il fatto che tutti i componimenti che lo costituiscono sono senza titolo, elemento che accentua la fluidità dell’ordine del discorso.

Una poetica tout-court ontologica connota l’insieme compatto delle composizioni che scavano profondamente nel pozzo dell’essenza ultima dell’essere sotto specie umana, per dirla con Mario Luzi.

Vita, essere e pensiero, enti collegati tra loro e per molti versi inconoscibili e indefinibili nel loro mistero, e anche essenze sovrapponibili e contigue, sembrano essere i protagonisti di un libro di poesia nel quale l’io-poetante si ripiega e riflette su sé stesso in maniera lucidissima e autocentrata abbandonandosi ad un intenso solipsismo.

Del tutto antilirico il poiein di Edith che scrive: Girandola / vertigine / si ergono e ballano / e furenti mi stringono / i miei pensieri / in una morsa viva /… e così crea una tensione e un’atmosfera di onirismo purgatoriale.

Leggendo i suddetti versi il lettore s’identifica con l’io-poetante inevitabilmente nell’attraversare situazioni universali e così l’io-poetante diviene universale archetipo di ogni essere pensante.

Se noi tutti come persone siamo più quello che pensiamo che quello che facciamo allora l’essere per dirla con Cartesio diviene sostanza pensante (cogito ergo sum) e così in questo caso il cerchio si chiude quando i pensieri divengono parole e le parole poesie, sublimazione dell’atto del pensiero.

Una poesia che non può non tenere conto della categoria del tempo: A qualcosa servissero / le ore / passate a rigirarsi nell’alveo dell’alba.

E i pensieri nascosti si fanno tessuti linguistici se siamo fatti della stoffa dei sogni che altro non sono che pensiero.

Per usare una metafora musicale ogni singolo componimento può essere considerato come la variazione su un tema, quello del pensiero, tema intrigante per la sua invisibilità e ammesso che la telepatia esista non si potrà mai conoscere il pensiero di una persona al completo come flusso di coscienza.

Un misurato intellettualismo è alla base del fare poesia della poetessa come già si era constata in molte raccolte precedenti.

Recensione
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