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Trilogia delle ore

Trilogia delle ore, la raccolta di poesia di Emiliano D’Angelo che prendiamo in considerazione in questa sede, è costituita da poesie che raggiungono il lettore emozionandolo, componimenti caratterizzati dal dono del turbamento.

Nelle atmosfere pervase da un forte onirismo purgatoriale prevale il senso di un vago maledettismo che ha come presunto riferimento I fiori del male di Baudelaire nel frequente delinearsi di fantasmi e lemuri in contesti notturni di vaga bellezza inquietante.

Molto spesso si rivelano situazioni della mitologia classica come quando il poeta dice il dio e non Dio.

Il libro è eterogeneo e presenta una struttura composita e articolata ed è scandito nelle seguenti sezioni: Densità dell’aurora, Le ancelle del sole e L’ora blu.

In un contesto dove il tempo si rivela come una categoria dominante si stagliano nelle situazioni descritte luci e ombre kafkiane.

La scrittura è vagamente anarchica nel tendere spesso all’alogico e prevale costantemente un senso di visionarietà.

Bene si amalgamano con i testi le inserzioni grafiche all’interno che riproducono acquetinte su disegni di Stefano Di Stasio.

Ricorre a volte un tu femminile al quale il poeta si rivolge e in Tempesta da camera il poeta si rivolge alla donna che ha lasciato al poeta soltanto, parole, parole da amministrare.

Ma la poesia è fatta da parole e quindi nei suddetti versi si realizza la tematica della poesia che si ripiega su sé stessa.

Cifra essenziale della poetica di D’Angelo è quella della rivelazione di una scrittura epifanica che procede tra accensioni e spegnimenti in un’apparente entropia che sottende un ordine.

E infatti la forma è sempre sorvegliata e controllatissima nel suo essere talvolta debordante.

Le immagini sgorgano senza sforzo le une dalle altre di strofa in strofa producendo effetti stranianti.

È presente spesso il tema del male come per esempio in una poesia si parla di Lucifero che parla in sogno a Stravinsky.

Ci sono spesso descrizioni spettrali che si collocano in atmosfere allucinate.

Viene a manifestarsi anche il tema amoroso e pervade l’opera intera una vena intellettualistica.

Fortemente inserita la tematica della corporeità connessa a quella del male quando l’io – poetante a un non precisato Diego Rivera dice che gli artiglierebbe il cuore e che glielo strapperà

Ci sono nella sezione Ancelle del sole anche descrizioni quasi idilliache, dette però sempre in modo quasi umbratile, come in L’impermanenza quando sono indicate le vasche di pietra di Villa Rufolo a Ravello nelle quali il poeta ha udito i rospi vaticinare.

Del resto tutta l’opera è dominata da magia e da un senso continuo di sospensione.

Il libro contiene le note critiche di Anna Bertini e Emanuele Spano e può essere definito come una ricerca sull’identità in una stabile tensione surreale.

Recensione
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