Servizi
Contatti

Eventi


Tutte le distanze

Chiara Olivero nasce a Casale Monferrato nel 1980; ha pubblicato la raccolta di poesie Geometrie della notte.

Tutte le distanze, la raccolta di poesie della Olivero che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta in apertura uno scritto introduttivo di Alessandra Paganardi dal titolo Una storia a lieto fine e al termine il brano di Roberto Agostini Alle origini chissà.

Si tratta di un testo non scandito che, per la sua coesione contenutistica, formale e semantica. potrebbe essere considerato un poemetto anche perché ogni composizione è numerata.

Da notare l’accorgimento non casuale dell’autrice di racchiudere tra parentesi alcuni de titoli dei componimenti.

Inizialmente sono citati i versi di Diego Mancino: Tutte le distanze / piccole saranno, versi che bene s’intonano al clima del villaggio globale che tutti quotidianamente sperimentiamo e che si possono riferire anche ai rapporti interpersonali tra persone sia a livello amoroso che amicale.

Ha qualcosa di profetico il distico di Mancino e anche di ottimistico perché fa venire in mente la possibilità, che si connette alla volontà dell’io-poetante e di tutti di gettare ponti verso gli aspetti della società in generale e nei confronti di tutti quelli che abbiamo in considerazione, quelli a cui teniamo.

Emerge in molte composizioni un tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, che potrebbe essere presumibilmente l’amato, al quale la poeta lancia messaggi e a questo proposito è bella l’immagine dell’eco che, dopo il nome del tu gridato dalla poetessa, glielo restituisse come se le appartenesse.

Cifra essenziale e fondante della poetica di Chiara pare essere una vena neo-lirica tout-court che trova la sua realizzazione nell’effusione dei sentimenti dell’io-poetante sia che si apra all’alterità, sia che si ripieghi solipsisticamente su sé stesso sempre in bilico tra gioia e dolore.

Anche leggiadri squarci naturalistici fanno da sfondo alla storia di chi scrive che pare fluire in lunga ed ininterrotta sequenza dalla prima all’ultima poesia come se ogni testo fosse la continuazione di quello precedente.

Si avverte quindi un’unitarietà della materia trattata e i temi fondamentali sembrano potersi identificare oltre che nell’amore, in una profonda riflessione sul senso della vita.

Così entra in scena il tempo che si realizza in una quotidianità che inevitabilmente si fa epica.

La forma è scattante leggera e icastica e i versi sono sempre ben levigati e cesellati e molte composizioni hanno qualcosa di epigrammatico.

Anche la corporeità e la fisicità sono dette con urgenza e a volte drammaticamente: Eri / negli occhi / sottopelle / nelle vene. // Ora / il mio corpo / è una casa / disabitata.

A volte c’è un realizzarsi delle categorie della tenerezza e della dolcezza in amore come in Pane e poesia nella quale, alternativamente, l’io-poetante e l’amato si fanno pane e poesia in un’immagine veramente suggestiva.

Si realizza anche la descrizione della poesia nella poesia quando in uno dei componimenti più belli l’autrice afferma che le parole camminano, corrono, più veloci di lei e tutto l’ordine complessivo del discorso sembra tendere ad un esercizio di conoscenza.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza