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Tutte le poesie

Il senso della riattualizzazione dell’opera poetica integrale di Salvatore Quasimodo che viene trattata nel volume colma un parziale silenzio della critica sul poeta italiano Premio Nobel nel 1959.

Colpiscono nel lettore oltre ai testi poetici l’attenta curatela di Carlangelo Mauro e l’esauriente introduzione di Gilberto Finzi che colgono nel segno la fisionomia di Quasimodo poeta, letterato e uomo.

Il Nostro è stato un poeta tra i più rappresentativi della generazione post – ungarettiana.

In lui appare importante una ricerca raffinata dei valori della parola che si unisce al riaffiorare dei miti: Ed è subito sera (1942), Giorno dopo giorno (’47), Il falso e il vero verde (’56), La terra impareggiabile (’58),

Pregi notevoli di sensibilità e di stile ha anche la sua opera di traduttore dal greco e dal latino: Lirici greci (1949), Il fiore delle Georgiche (’42), Canti di Catullo (’55), Il fiore dell’antologia Palatina (’58).

Sorprendentemente il primo dato che emerge dalla lettura delle poesie di Quasimodo è un’incontrovertibile chiarezza, sia che l’io – poetante autocentrato si ripieghi su sé stesso sia che si apra ad un tu del quale quasi ogni riferimento resta taciuto che presumibilmente è la figura dell’amata.

Il tempo è rarefatto e pare farsi verbo in atmosfere che si rifanno al mito che diviene epica del quotidiano e valore universale in una dimensione alta e pregevole nella quale, grazie alla patina classicheggiante, sembra di entrare nella dimensione dell’atemporalità.

Di componimento in componimento il lettore constata che Quasimodo tratta epifanie della vita in cui identificarsi scoprendo attraverso le sensazioni e le emozioni che le parole suscitano approcci nuovi alla realtà nella quale solo la parola poetica diviene l’uscita di sicurezza, il varco salvifico.

Colpisce nella poetica di Salvatore la matrice biologica che lo lega alla sua natia Sicilia con le sue bellezze naturali e artistiche, terra che attraverso una parola che ha qualcosa di magico diviene ispiratrice.

È una natura quella di Quasimodo che tende a rigenerarsi e a rigenerare come avviene negli emblematici versi: …/ ché terra e sole e dolce dono d’acqua / t’ha fatto nuova ogni fronda.

Nel nominare e rinominare la natura contrariamente ad un altro Premio Nobel per la poesia, Seamus Heaney, poeta che descriveva le specie vegetali con precisione tassonomica (per esempio non diceva rosa ma rosa canina), Quasimodo dice albero genericamente universalizzando il suo ordine del discorso.

Tutto il poiein di Quasimodo si gioca nei massimi sistemi dell’essere anche nei sentimenti che il poeta prova per la natura, l’amata e per sé stesso.

Recensione
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