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Un tiro mancino

Monica Florio è una giornalista e operatrice culturale napoletana. Scrive di cultura sul periodico www.ilrievocatore.it e sul portale www.literary.it .Ha pubblicato il saggio Il guappo, Nella storia, nell’arte, nel costume (Kairòs Edizioni, 2006), la raccolta di racconti Il canto stonato della sirena (Ilmondodisuk Libri, 2012), i romanzi Puzza di bruciato (Homo scrivens, 2015) e Acque torbide (Edizioni Cento Autori, 2017).

È autrice, inoltre, dei romanzi sul disagio giovanile La rivincita di Tommy, Una storia di bullismo omofobico (La Medusa Editrice, 2014) e Ragazzi a rischio, una nuova avventura per Tommy (La Medusa Editrice, 2016).

Un tiro mancino, il romanzo di Monica Florio del quale ci occupiamo in questa sede presenta una prefazione di Antonio Fresa esauriente e ricca di acribia.

In copertina leggiamo i vocaboli omofobia, conformismo e narcisismo digitale, che sembrano essere le chiavi d’accesso per penetrare nell’universo letterario o microcosmo che sia dell’autrice che raccontando di tre adolescenti sfiora il minimalismo descrivendo vicende del tutto verosimili nella nostra contemporaneità il nostro postmoderno occidentali dominato dai media nel bene e nel male, in una realtà che negli anni ’50 nessuno avrebbe mai potuto immaginare; proprio la stessa tecnologia con internet e-mail. telefonini, sms e altri strumenti connota e sottende il magico e nello stesso tempo insidioso tempo che stiamo vivendo anche se siamo in un periodo di pace in una situazione resa ancora ancora più insidiosa a livello globale dal fenomeno della pandemia con la quale dobbiamo convivere, pandemia che però non è presente nella narrazione.

Protagoniste del romanzo sono le due adolescenti tredicenni Milena e Veronica amiche e nemiche con la stessa spregiudicatezza e ingenuità che caratterizza la loro età.

Personaggio centrale è il quindicenne Marco che conquista le due ragazze con il suo fascino tenebroso. Comprimaria nella narrazione è la madre di Milena che è per antonomasia una mamma saggia che va d’accordo con il marito e la figlia nel realizzarsi di una famiglia unita che sembra quasi utopica e forse lo sarebbe se la stessa Milena romantica e sognatrice, uscendo allo scoperto non incontrasse ostacoli e difficoltà sottese ai suoi sentimenti per Marco e al rapporto con Veronica cinica e ambiziosa che pare essere il suo alter ego.

Entrambe le adolescenti provano attrazione e amore per Marco che sembra apparentemente interessato anche a livello erotico alle ragazze, Marco che scrive poesie e sembra essere un ragazzo serio ed equilibrato.

Tra schermaglie varie Milena esce diverse volte il ragazzo innamoratissima di lui fino a quando non comprende che il quindicenne è omosessuale cosa che sconvolge sia lei che l’amico.

Un sottile psicologismo è l’arma vincente di Monica Florio nel consegnarci queste storie e il tema centrale è l’omofobia, termine che significa sia consapevolezza e sofferenza per la condizione di gay sia disprezzo e avversione per gli omosessuali stessi, forma di discriminazione perversa che serpeggia anche nella nostra società attuale.

È Veronica a vendicarsi di Milena per avere apparentemente conquistato Marco che nell’intreccio in terza persona mette a scuola in giro la voce che Milena stessa pratichi il sesso con più di un ragazzo e il tiro mancino è simile a quello della scoperta per il lettore della condizione di diverso di Marco, sottesa alla sofferenza del quindicenne di essere caduto in pasto all’ipocrisia di un mondo perverso.

Recensione
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