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Waterloo riconquistata

Giorgio Mobili (1973) vive negli USA dal 1999. Attualmente insegna alla California State University di Fresno. È autore di vari saggi e di uno studio. La sua poesia in lingua italiana è apparsa nel volume collettivo 1° non singolo: Sette poeti italiani (2005) e in varie riviste. Ha pubblicato due raccolte in lingua italiana e una in spagnolo.

Waterloo riconquistata, il volume del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Rossano Pestarino esauriente e ricca di acribia.

Il libro è corposo e composito, bene strutturato architettonicamente.

Il testo è scandito nelle seguenti sezioni: La battaglia, A l’amour comme à la guerra, Intermezzo: undici nostalgie e Situs inversus.

Cifra distintiva della poetica di Nobili espressa nel testo è quella di una poetica intellettualistica che a tratti diviene criptica e oscura con un accumularsi delle immagini, di poesia in poesia, che è spesso caratterizzato da una connotazione anarchica, che giunge a sfiorare l’alogico.

In sintonia con quanto suddetto molti testi hanno per argomento accadimenti storici, fatti di politica, società e costume e anche avvenimenti biblici.

Un’atmosfera di onirismo purgatoriale domina in molti componimenti e nel leggerli, per la magia delle atmosfere evocate, sembra di affondare nella pagina.

Icasticità e leggerezza sono le caratteristiche prevalenti nel libro e il discorso si fa denso e intenso nei vari tessuti linguistici.

Dominano densità metaforica e sinestesica in un rivelarsi di parole che si fanno immagini cariche di accensioni e spegnimenti.

La scarto dalla lingua standard, nel linguaggio di Nobili, raggiunge livelli notevolissimi e l’esito di quella che si potrebbe definire un’originalissima sperimentazione è quello di una scrittura neo orfica, fortemente imbevuta di mistero nella sua controllata ridondanza.

S’incontra nella lettura un tu del quale quasi ogni riferimento resta taciuto, al quale il poeta si rivolge non sentimentalmente, ma in maniera filosofica e speculativa.

Tale misteriosa presenza potrebbe essere identificata come una figura femminile, un’amata, quando il poeta, rivolgendosi a lei, le dice che vorrebbe stare sotto le sue lunghe ciglia.

Del resto in ogni poesia più che mai la tensione dell’io – poetante è quella verso un irrefrenabile, continuo e stabile esercizio di conoscenza, che si dirige di volta in volta, verso ogni campo dell’esperire umano e tutto è imbevuto di una riflessione in bilico tra gioia e dolore, bene e male, vita e morte e sul dualismo luce-ombra.

Nonsense e ironia serpeggiano sulla pagina, un sottile sarcasmo domina, fatto che crea un’aurea di vaga bellezza che coinvolge il lettore.

Il poeta produce spesso raffigurazioni altissime proprio per la loro forte carica di pensiero divergente, pur mantenendosi il tono sempre controllato.

Sembrerebbe che il poiein di Giorgio sfoci nell’irrazionale, ma in realtà c’è un grande rigore logico e per spiegare le intenzioni dell’autore bisogna ricordare che in poesia tutto è presunto: - “…oggi basta gridare/ alla gente da un balcone/ e ti seguiranno in tutto.” …, versi memorabili nella loro ambiguità che fanno davvero riflettere sul senso di straniamento dell’uomo contemporaneo, tematica fondante della raccolta.

Recensione
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