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Gemma Forti è poetessa e scrittrice e vive a Roma dove è nata; il testo Zeero, che prendiamo in considerazione in questa sede, rappresenta il suo esito più convincente nel campo della poesia, dopo Zeffiro cortese del 1996, prefato da Dario Bellezza, Finestra in alto (1997) e Candidi Asfodeli e Vezzose Ortiche, 2004, con prefazione di Donato Di Stasi, raccolta di poesie 1998-2003). Zeero, accanto alle poesie, include alcuni dipinti di Giorgio Chiesi, che bene si armonizzano con il testo. La scrittura di G. F. è inquieta nel senso che rifiuta di restare nella quiete di un poetare per abitudine o inerzia.

La poetica dell’autrice si può definire "una voce in movimento", vista l’evoluzione dello stile dell’autrice, dai suoi esordi in poesia, fino a questa raccolta. Il libro è costituito da vari insiemi di poesie (da una a quattro) che sono disposti in sequenza secondo la scansione delle lettere nell’alfabeto inglese. Questo modello di scansione del tessuto poetico è originale e intrigante: per fare un esempio, alla lettera "a" è connessa la parola amore, con tre poesie di tematica amorosa. C’è da aggiungere che Zeero ha anche una valenza vagamente sperimentale, che si rivela nei titoli delle varie parti del libro, titoli formati da una sola parola, coniata dalla poetessa e spesso priva di senso logico. Per esempio, le poesie sull’amore sono intitolate AaaaaaaammM. Nel versificare di G.F. è presente fortemente un tono ironico e dissacratorio che rende lieta la lettura di Zeero.. Con questo libro scivoliamo subito nelle vicinanze di Marinetti e in una temperie palazzeschiana, dunque da una parte il figlio parolibero futurista, dall’altra la giocosità birichina e fintobamboleggiante, che ha espresso lo stesso Palazzeschi.

Una costante nei componimenti della poetessa consiste nel fatto che i versi di ogni poesia sono sempre centrati sulla pagina e ciò accentua la valenza sperimentale della raccolta. Perché il titolo Zeeero? La risposta potrebbe essere che Zeeero, dentro il concetto della sua "vuotità" matematico-filosofica, potrebbe contenere le risonanze "zeroromantiche", di "zerofollia" del corrivo cantante Renato.

Zeero è il titolo dell’ultimo dei testi della raccolta e non presenta punteggiatura, come tutti gli altri testi: la mancanza di segni d’interpunzione nelle poesie è un elemento che dà al tessuto linguistico compattezza e leggerezza. Pare che anche G. F. dica "lasciatemi divertire", ma poi sa benissimo che viviamo (o disviviamo) nell’epoca trimillenaria e crudele di guerre infinite e senza scampo. Come già si era visto in Candidi Asfodeli Vezzose Ortiche, la politicità, infatti, è uno dei pedali essenziali della scrittura poetica di Gemma, ben convinta che senza slancio civile non si può dare alcuna reale civiltà. Qui la politicità può assumere cadenza d’irrisione, appena criptata nei confronti del Berlusca:-" (non sono cresciuto in altezza | ma sono cresciuto in ricchezza (l’unica cosa che conta e mi fa così fico… | tutto va bene tutto va male, signor generale" | . Questa poesia della poetessa è veramente divertente nel suo tono ludico e nel suo realizzare poesia civile con un tono così scanzonato. Si potrebbe azzardare un paragone tra la poesia civile della Forti e quella di Pasolini, giungendo alla conclusione che i due autori sono agli antipodi, pur trattando la stessa materia:

G.F., come si diceva, si esprime in toni leggeri, mentre Pasolini vive la poesia civile con sofferenza e maggiore partecipazione: ovviamente il discrimine tra la poesia dei due autori è innanzitutto il tempo della loro vita: infatti Pasolini scrive negli anni ’60 e ’70, mentre G.F. scrive all’inizio del terzo Millennio, in un quadro storico del tutto mutato, quadro storico che era stato detto profeticamente proprio da Pasolini.

E’ tutto un divertimento il libro di G.F., anche se sottende una certa dose di amarezza, di malinconia, elemento che viene molto ben controllato. Leggiamo la seconda poesia della prima sezione, quella dedicata all’Amore:-"amore materno paterno, filiale, fraterno | coniugale extraconiugale | eterno sempiterno | di-vino "che muove il cielo e le altre stelle | superficiale profondo | violento passionale | tiepido algido | glaciale – finito – infinito | di sé – proprio – improprio | odi et amo || capitolo in-verso | mio caro mia cara | mio ex- mia ex | ti amo nonostante tutto | trasalimenti turbamenti | stordimenti cedimenti fino alla morte |"; veramente originale e accattivante questa poesia della poetessa romana, che esprime con vitalità, ironia e anche sarcasmo il senso dell’amore: apparentemente si tratterebbe di una poesia "leggera", invece, ad un livello profondo, si può dire che è una poesia intensa e vibrante e che, pur avendo un carattere giocoso, fa riflettere sulla capacità d’amare. E’ sicuramente vero che finché la voce di una poetessa come Gemma Forti continuerà a brucare e a bruciare parole nell’ansa del suo cuore, potremo ancora credere ad una resurrezione senza fine, ad una resurrezione che, giocosamente e gioiosamente, ci affascina.

Veramente un unicum, questo libro nell’ambito della poesia italiana contemporanea dell’inizio del Terzo Millennio: Gemma Forti infatti compie un lavoro che ha un tono ludico e giocoso, caratterizzato da un impianto architettonico veramente originale e complesso, nel suo estremo nitore e nella sua chiarezza.

Recensione
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