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Zero al quoto

Scrive Vincenzo Guarracino nella prefazione esauriente e ricca di acribia, riferendosi al nome del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, che Zero al quoto è un titolo per i profani, quanto mai oscuro. L’espressione intende in gergo matematico un’operazione che ha come resto zero e che trasferita nell’ambito suo proprio allude ad una ricerca di senso che approda allo zero, ossia al niente.

Guarracino parla di una consapevolezza alla presa d’atto amara e insieme ironica di una verità. In che cosa consista questa verità a dirlo è proprio lo zero: niente d’assoluto, mancanza di consistenza e valore, privazioni di essenza e legami.

Si può aggiungere che il nulla al quale si riferisce il poeta è quello che per Mario Luzi consiste nel limite, nella morte, nella fine che può cogliere ogni essere umano in qualsiasi istante, proprio perché l’uomo è assoggettato al tempo.

Ma, come scrive Severino nel suo saggio su Leopardi Il nulla e la poesia, proprio dal nulla può emergere l’essere, come dall’afasia la poesia.

Quindi la parola poetica detta con urgenza diventa contraltare del nichilismo, sua antitesi che dà per prodotto e sintesi il testo compiuto.

Non a caso Guarracino dà al suo scritto il titolo Un pugno di segatura contro il nulla. Per Fabrizio Bregoli.

Prima delle scansioni incontriamo il componimento Detto? Taciuto appena.

Le sezioni in cui è scandito il testo bene articolato e composito a livello architettonico sono: Gli uomini (o la loro ipotesi), Iconoclastie, Memorie (da un futuro), Diversa densità degli infiniti Amba Alagi e Per una poesia possibile.

Cifra essenziale della poetica espressa dal Nostro in questo libro pare essere quella di una vena intellettualistica e filosofica come si può ricavare da quanto suddetto.

Una volontà di geometrizzare l’ordine del discorso poetico nel ripiegarsi dell’io – poetante su sé stesso senza nulla concedere alla lirica e all’elegia.

In Qui il mondo è un esistere non a caso Bregoli nell’incipit scrive: - “Non so scandire l’empito / un attimo il tempo è un orizzonte da colmare / una moneta che scotta tra le dita.

Quindi sotto specie umana siamo nel tempo e il tempo stesso è prezioso e da vivere capillarmente e qui, a proposito di monete, viene in mente l’evangelica parabola dei talenti.

Una tensione ontologica pare pervadere il poiein di Bregoli tutto sotteso ad un personalissimo e intelligente esercizio di conoscenza in versi.

Sospensione e magia coniugandosi con l’inquietudine si amalgamano felicemente nella scrittura avvertita, raffinata e ben cesellata.

Le immagini icastiche e leggere restituiscono al lettore emozioni riscoperte, nuove o già provate.

Siamo gettati nel mondo ci dice Bregoli e per vincere il solipsismo ci si può rivolgere all’altro tramite la parola poetica.

E non a caso vari sono i tu al quale l’io-poetante si rivolge.

Recensione
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