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Ancora sogno

Il volume “Ancora sogno” di Silvana Cassarà è suddiviso in quattro parti: “Monocromia onirica”, “Visioni sparse”, “L’ ”aspetto” del risveglio” e “Interpretazione d’amanti”.

Nella prima sezione si snodano versi che denotano una malinconica certezza del “male di vivere” con tutte le relative interfacce: speranze, sogni, illusioni, monotonie, nostalgie. La vita “Incanta / Inganna / Lusinga / Offende”; oppure “…e la giostra continua / tra luci e colori smaglianti / la sua corsa / senza meta…”, precisa la poetessa. Lo scorrere del tempo si trascina tra visioni quotidiane: “Bevi il solito caffè / aspiri elisir di morte / in formato sigaretta”; sgomenti per gli orrori “di un mondo impazzito”; ricordi di una natura ormai violentata dal cemento e dall’indifferenza.

In “Visioni sparse” il tono assume più vigore e le epifanie hanno tocchi sanguigni. L’esistere si veste di “stupore” ed il ritmo diventa più incessante, a tratti allegro. Qui la Cassarà ci regala “visioni” squisite superando il velo di malinconia precedente ed il vivere diventa coraggio, come nella lirica “In viaggio”: “Volani / umiliati / nel profondo / conducono / a bivi di coraggio / di vivere / Senza ritorni”.

Nella terza parte l’autrice accede all’introspezione; al voler scoprire ogni sensazione, ricordare contatti, attese, attimi struggenti. E’ quasi una rinascita. In queste liriche si scopre una nuova morbidezza ed entrano in gioco elementi naturali come il mare, il sole, la luna, il cielo. È proprio il mare l’ambiente della rinascita quale simbolo del grembo materno.

Infine, nella quarta sezione, la poetessa offre “l’amore”, a completamento della sua sensibilità, e si può ammirare un canto pregnante, mai sdolcinato, dove il connubio diventa anch’esso nuova vita.

Ciò che accomuna le quattro parti è lo stile scevro da ridondanze. Il verso è semplice ma incisivo, diretto e qualche volta folgorante, scandito da spazi che n’esaltano l’intensità.

Sono da rilevare anche le grafiche di Salvatore Turco che impreziosiscono il tessuto del libro, l’approfondita prefazione di Lina Riccobene e l’ampio intervento critico di chiusura di Nuzio Sciandrello.

Recensione
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