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“BACK GROUND”

Con Back Ground, Francesco Sassetto ci dona una sua nuova raccolta. Il prefatore Fabio Franzin, prima di addentrarsi nell’intento della sua poetica, inizia la sua approfondita analisi spiegando l’ambiente nel quale il poeta è nato e cresciuto. Sono gli anni del secondo novecento, che hanno condizionato tutti coloro che sono passati da una società contadina a una industriale. Anni convulsi che hanno rivoluzionato il modo di vivere e soprattutto hanno cancellato molti valori, determinanti per gli uomini del primo novecento.

Tale passaggio ha lasciato un segno anche nell’animo di Sassetto e dai suoi versi emerge sovente un vivo disagio. Con la sua acuta sensibilità capta tutto ciò che lo circonda e non può che soffrire di fronte ai tanti soprusi, agli sprechi, a una politica che ci ha portato sull’orlo di un baratro, a una società che giustifica anche i comportamenti estremi, e così via.

Sassetto è un insegnante ed è proprio nell’ambito della scuola che risulta una carenza di educazione. Al contrario, la scuola dovrebbe essere il luogo dove si forma il carattere e si apprendono le basi per una giusta crescita ma oggi si è perso il polso forte, quello di prendere in considerazione anche il castigo. Ciò comporta uno squilibrio e non può che essere nocivo.

Il verso di Sassetto è di largo respiro e procede seguendo il suo pensiero, le sue emozioni e i momenti di silenzio. In questo modo si dipana fluidamente per poi staccarsi e frammentarsi. La sua voce però è ininterrotta, quasi un racconto per definire appieno il contenuto dei componimenti. Ciò che emerge dalla sua poetica è l’impatto emotivo. Il lettore, sin dall’inizio, è assorbito dal suo sentire e si rende conto che ha veramente qualcosa da trasmettere, e ciò che racconta è pregno di sentimento. In questo modo i temi sociali (e Franzin ha giustappunto rilevato che la sua poesia è d’impianto civile) perdono ogni possibile pesantezza poiché in essi prevale la sua umanità. Inoltre, in tutta la raccolta serpeggia un velo di tristezza, che in certi momenti si commuta in vero malessere, come quando il poeta (che non ha avuto figli) si rende conto della grande solitudine che lo attende. Tutto ciò non può che coinvolgere.

Sassetto, da sempre, ama il dialetto veneziano e anche in quest’ultimo lavoro ha inserito delle liriche in dialetto. Le sue radici sono a Venezia ed è attaccato quasi morbosamente alla sua vecchia casa (luogo di ricordi e affetti indimenticabili), e con la ricchezza della parola “dialettale” può esprimere ancor più la sua interiorità.

Questa nuova opera è dunque variegata. Vi si trovano paesaggi, personaggi, vita sociale e quotidiana, ricordi, e tanto ancora. Il tutto reso con sincerità, acume e sentimento; ma pur nell’intimità del pensiero, il discorso diviene universale.

Il libro è inoltre impreziosito da alcune immagini di Manuele Elia Marano, che accentuano la parola di Sassetto tramite la loro densa atmosfera.

 

 

 

Recensione
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