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La storia che Alessandro Vittorini ha intrecciato nella sua opera prima Binario morto si svolge nello scenario storico di Sarajevo, nel pieno fermento politico della Bosnia, Nazione di rilevanza mondiale quando iniziò la prima guerra per l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando.

Tutto ruota attorno al personaggio principale, Goran, e l’atmosfera è pregna di un profondo malessere: quello di vivere in una patria non libera, con tutti i derivanti problemi economici e psicologici. La sua dimora è squallida, l’ambiente esterno è freddo e grigio e si respira una profonda inquietudine. Anche l’amore non è fonte di gioia e neppure di serenità, poiché Goran non è corrisposto dall’unica donna da sempre amata, e le sue visite non sono gradite all’amante di lei. Da questo stato negativo nasce però un gran fermento ideologico, ed essendo Goran un filosofo agnostico, il romanzo è ricco di varie ed ampie dissertazioni, di ragionamenti filosofici e politici, che arricchiscono la trama di un valore concettuale.

Anche i personaggi da lui incontrati sono figure che rappresentano una sofferenza, sia materiale sia ideologica; la donna amata ha la tubercolosi, che la rende sempre più diafana e la costringe a recitare una normalità che non esiste più; l’amico più caro, il teologo cristiano-ortodosso Ivan, è divorato dai conflitti religiosi, tanto da voler organizzare un attentato, una strage per dare risposta alla sua sofferenza. Ed è proprio questa disperazione che riesce a scuotere l’inerzia depressiva di Goran portandolo a reagire in qualche modo.

Dall’incontro con Ivan il romanzo si arricchisce del magma filosofico detto sopra, con varie discussioni, contrapposizioni d’idee che coinvolgono anche il pensiero del lettore; però l’incontro più importante è quello finale. Qui Vittorini riesce a tessere un dialogo molto interessante con l’ultimo personaggio della storia: la morte che si presenta in veste di un generoso finanziatore… e qui bisogna fermarsi per non rovinare la sorpresa finale, veramente notevole.

La struttura narrativa è ben calibrata e scorre veloce. Pur non addentrandosi in difficili disquisizioni, l’autore riesce a far comprendere appieno i contrasti, le paure, le inquietudini che affollano la nostra mente. Per Alessandro Vittorini, senza dubbio un buon inizio.

Recensione
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