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Controluce

Con la silloge Controluce, che ha meritato il 1° premio al Città di Pomezia 2009, Sandro Angelucci propone un pensiero maturo e profondo, articolato in versi calibrati dalla pacata sonorità, racchiusi in una struttura di breve/medio respiro. Il discorso si dipana fluidamente e coinvolge per la sincerità con la quale Angelucci scava negli enigmi dell’esistenza; una ricerca senza confini avvolta in un’atmosfera elegiaca.

La vita s’intreccia con la morte, e la bellezza del creato, tutti gli umori, tutto ciò che può essere visto e sentito, servono ad illuminare l’ultimo giorno: “Variopinti cristalli / che s’illumineranno / di Sole e di vita / all’alba di un giorno / senza tramonto.” Angelucci si accosta agli elementi naturali, quali compagni del suo tragitto terreno, che lo aiutano a ispirarsi e a trascendere, come per esempio il sole al tramonto “m’illumina dentro / come faro del porto”, oppure la luna cui chiede un miracolo: “estirpa dalle mie palpebre / la cateratta del buio e del dolore / e, limpida, / ridammi la tua vista.”.

In tutta la raccolta sono sempre presenti i bagliori, i riflessi del cielo, oltre il mutare della natura nelle varie stagioni. E’come se il poeta si trovasse in un’altra dimensione, al confine tra cielo e terra e non solo con il corpo ma soprattutto con lo spirito. In ogni modo, in questo scenario il pensiero resta protagonista. Angelucci si arrovella per comprendere la ragione dell’esistenza con i vari contrasti, il bene e il male, i conflitti che da sempre assillano l’uomo, e capire perché la legge naturale qualche volta sembra assecondare il male. Ma le risposte sono destinate a rimanere oscure e il poeta può solo fare approfondite considerazioni dinanzi alla grandezza del creato. L’uomo si perde nel mistero e si sente fragile e solo, ma vi è sempre una speranza altrimenti la vita non avrebbe più senso, ed è quella della resurrezione poiché tutto si rigenera: “Dunque è cadere / per rinnovarsi all’alba / come il Sole, / morire / per poi risorgere / il senso del Mistero.”.

In Controluce vi è posto anche per l’amore, che Angelucci tratta con molta discrezione perché quando si ama, non serve una profusione di parole: “Allora ti cerco, ti trovo, / ti stringo la mano / e senza parlare, / con gli occhi socchiusi, ti dico / “ti amo”.

La silloge rappresenta un insieme organico e melodioso, che aiuta a meditare sul significato dell’esistenza.

Gennaio 2010

Recensione
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