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Domenico Defelice
introspettivo coinvolgimento poetico-letterario dell’animo umano

In quest’ultimo periodo Domenico Defelice continua a ricevere importanti gratificazioni da scrittori e studiosi che si occupano della sua attività letteraria. Tra questi, Eva Barzaghi, che gli ha dedicato un saggio nel volume Domenico Defelice introspettivo coinvolgimento poetico-letterario dell’animo umano, edito dall’Editrice Totem; uno scritto approfondito che costituisce la sua tesi di laurea.

La Barzaghi tratta alcune opere significative di Defelice, ma prima di entrare nel merito delinea la personalità e la produzione dell’eclettico personaggio, chiedendosi perché non figuri tra i “grandi”, ed è lo stesso Defelice che risponde mediante un testo dalla sua opera “Dialoghi all’esca” dove appare chiaramente che la società odierna ha cancellato ogni valore, per premiare solo chi sguazza nel compromesso alla ricerca di qualche stramberia che susciti scalpore. Tralasciando i mass media, Defelice è molto noto e la sua vasta produzione è stata ben accolta dalla critica, oltre ad essere amato da quelli di cui si è interessato (nomi anche molto rilevanti) e in generale da tutti coloro che l’hanno letto o frequentato.

Uno dei libri esaminati da Eva Barzaghi è “Nenie ballate e canti”, nel quale Defelice immortala la vicenda di Alfredino Rampi, il bimbo morto in uno stretto cunicolo che ha tenuto incollati al televisore milioni d’italiani per seguire la sua dolorosa sorte. La Barzaghi ha scelto per la copertina del suo volume proprio un dipinto di Defelice che riproduce Alfredino e suscita una notevole emozione, e con l’analisi di “Nenie ballate e canti” ha saputo suscitare la stessa angoscia provata dall’autore nell’accostarsi all’evento. Una commozione mista a rabbia perché gli addetti al salvataggio non sono stati in grado di salvare il bambino; ma in “Nenie ballate e canti” il discorso si amplifica comprendendo una ricerca di valori che possano combattere il cinismo e l’egoismo imperante. Per questo la poesia ha un grande ruolo, e Defelice fornisce la prova della sua bravura anche nella variazione stilistica delle sue composizioni: nenie, ballate e canti, che richiedono appunto metriche diverse.

Un altro libro considerato dalla Barzaghi è “Arturo dei colori”, dove Defelice si apre al ricordo della sua terra che ha dovuto abbandonare, e nella quale ha passato gli anni indimenticabili della giovinezza. E’ composto di racconti ricchi di cromatismo che serve a dipingere le bellezze della Calabria, accompagnato da una fervida fantasia. Ma non solo, vi si trovano motivazioni esistenziali e civili, messe in evidenza tramite un prodigioso gioco metaforico e ironico.

L’analisi segue con “Resurrectio”, un lavoro che denota l’originalità stilistica di Defelice e scelto da tutti quelli che si sono interessati della sua produzione. Qui l’ironia assume toni rilevanti, ma non manca neanche l’umorismo. L’autore, infatti, adopera una distaccata leggerezza per descrivere un problema molto serio, forse il più serio in assoluto: la malattia, e l’ambiente ospedaliero. Il testo, ispirato da un intervento che Defelice ha dovuto subire, mette in luce i tanti difetti di tale mondo, sia organizzativi sia umani; soprattutto, la freddezza e il distacco con i quali sono trattati gli ammalati. Per il poeta è una personale via crucis, che però gli servirà, una volta guarito, a ritrovare una nuova forza, una “resurrezione”.

Un’altra opera a tema sociale, e impostata sulla metafora, l’ironia, il gioco burlesco, è “Alpomo”. Eva Barzaghi rileva i punti salienti del libro, che tratta della nostra storia dei primi anni novanta, quando ci fu il terremoto di Tangentopoli che evidenziò la corruzione della politica e cambiò in poco tempo il volto dell’Italia. Defelice si diverte a rappresentare i vari personaggi in modo caricaturale, con una sceneggiatura comico/tragica nella quale egli stesso prende parte attiva e che rimbalza dagli anni novanta ai giorni nostri. Il tutto addentro a una storia fantastica che si chiude lasciando sperare in una possibile rinascita delle coscienze.

Per ultimo, è considerato un altro lavoro molto rilevante di Defelice: “Silvina Ornaro”; anch’esso scelto dai diversi scrittori che si sono interessati della sua produzione. L’autore si carica dell’arduo compito di rappresentare la drammatica vicenda di Eluana Englaro in un dramma in tre atti. Il suo spirito di giornalista si sposa allo scrittore/poeta e Defelice riesce a entrare nel profondo della storia scoprendo le emozioni dei genitori, soprattutto del padre, e le contrastanti opinioni sulla decisione di “togliere la spina” a chi è ridotto a un vegetale. Un dramma durato diciassette anni, che ha coinvolto noi tutti lasciando tuttora aperto il dilemma al quale ognuno risponde secondo la propria coscienza. Un dramma che ha rovinato una famiglia: Eluana e la madre sono scomparse e il padre sopravvive con la morte dentro.

Per Defelice, l’opera della Barzaghi è un’ulteriore dimostrazione di coinvolgimento che denota quanto sia importante la sua attività letteraria; senz’altro, una nuova spinta a continuare nell’arduo cammino della scrittura.

Recensione
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