Servizi
Contatti

Eventi


Dopo la marea dei giorni

Maria Luigia Chiosi, dopo anni di silenzio è tornata ad offrirci la sua poetica con un libro intenso, suddiviso in otto sezioni che si rincorrono e che rilevano il suo porsi di fronte alle varie problematiche esistenziali e al suo intimo sentire.

La Chiosi è stata un personaggio influente nella vita culturale del secondo novecento. Non solo scrittrice e poeta, bensì critico letterario e animatrice di importanti convegni e conferenze sulla produzione poetica dei maggiori autori veneti del ‘900; nel contempo direttrice della Collana di saggistica e poesia “Anthos” della casa editrice La Press.

Molto rilievo ha avuto il suo interesse per il poeta Mario Stefani, per il quale ha pubblicato un’antologia che ha varcato l’oceano, richiesta dal Dipartimento di Italianistica della Columbia University di New York.

Un altro punto di spicco è stato il progetto dedicato agli studenti delle scuole medie superiori, in occasione del bicentenario della morte di Carlo Goldoni, con corsi di aggiornamento e formazione anche per i docenti. Per ultimo, tra le molteplici attività, ha curato e organizzato una conferenza sulla letteratura slava del ‘900 , in una splendida villa veneta assieme a Angelo Maria Ripellino e Predag Matvejevis, dove ha tenuto una relazione su Bohumil Hrabal e Milan Kundera.

Riguardo alla produzione poetica, nel 1988 ha pubblicato la sua prima raccolta di versi, che ha subito ottenuto un grande successo di critica (nonché il 1° premio al San Vidal di Venezia) e nel 1991 la seconda raccolta, impreziosita dalle immagini di Luigi Voltolina.

Dal 1995 in poi un lungo silenzio, dovuto a diversi accadimenti della sua vita privata, purtroppo anche molto dolorosi. In ogni modo si deve evidenziare che Maria Luigia Chiosi ha sempre continuato a scrivere (addirittura romanzi) e si è accostata da anni alla pittura, con risultati pregevoli e mostre gratificanti.

Per questo suo nuovo volume ha scelto componimenti di lungo respiro, con i versi centrali che creano un continuo movimento e che prendono vita come una danza che si dilata e si restringe, secondo l’emozione del pensiero. Non mancano le giuste pause, che accentuano il suo silenzio interiore.

Addentrandosi nella lettura, il primo impatto è con “La cifra del dolore”, dove la Chiosi dispiega la sua storia, dalla nascita a Venezia mentre c’era il coprifuoco in tempo di guerra: “...Sulla torre e sul portale pendevano / insegne con la svastica nera / ed erano un lugubre memento / per la nostra sorte di vinti...”; al divenire sempre tortuoso e non privo di traumi: “Ho valicato monti, ho percorso deserti / ho attraversato mari in cerca di me stessa. / Ogni passo un segno sul viso. / Ma quel pianto mi ritorna sempre / perché sono un gabbiano / senza ali / che cerca pace senza trovarla mai.” Confida pure il dolore per un figlio perso prima della nascita e che mai potrà scordare.

Nella seguente sezione Maria Luigia Chiosi continua il suo canto, rivolto a fatti tragici che hanno sconvolto gli uomini e che sfocia nel bellissimo “Poemetto”, dove grida l’orrore della distruzione di tutte le guerre: “Auschwitz, Maidanek, Hiroschima, Sarajevo, Mostar… / saranno sempre pietre nell’anima dell’uomo.”, e termina con il pianto inconsolabile di una madre per il figlio morto in guerra.

In “Meditazioni” lascia che il pensiero vaghi tra passato e presente ma sono situazioni sempre malinconiche per perdite subite che non lasciano spazio alla serenità. Con la lirica “Apocalisse” tocca il culmine della storia ed evidenzia soprattutto la condizione femminile: “Nel silenzio abbiamo vissuto, / nel silenzio continueremo a morire / amando sempre / come allodole stolte / nella rete del cacciatore.”.

Segue la sezione “Andata e ritorno”, accompagnata da una bellissima frase di Maria Teresa di Calcutta, dove Maria Luigia Chiosi considera il tragico momento (anche se inaspettato) di trovarsi al cospetto della morte e rende appieno lo stato d’animo di quei momenti. Sono liriche che evidenziano il terrore di non farcela, il dolore e l’incredulità, ma alla fine vi è uno spiraglio di speranza quando la mente torna a ricordare e la vita richiama un ritorno.

Una particolare attenzione merita la sezione “Shoa”, dedicata allo sterminio nazista. Sono liriche che coinvolgono totalmente poiché il lettore ha la sensazione di partecipare al disumano eccidio. E’ un cantico del dolore. Sono storie di una sofferenza atroce, talmente vivide da far pensare (anche se impossibile) che la Chiosi possa averle vissute di persona.

Per placare il forte turbamento, segue una sezione nella quale finalmente appare una certa serenità. Sono immagini di luoghi che risaltano soprattutto la bellezza della Sicilia, regione amata dalla poetessa, ed altre liriche che rispecchiano uno stato d’animo più leggero. Il sentire della Chiosi però è più propenso alle sorti dell’uomo e alle sue sofferenze. Per questo, la sezione seguente si affianca come densità di dettato e di emozioni a quella della Shoa. In “I Miserere – Poesie e ballate in un tempo di peste e di dolore” il verso si snoda dirompente in un cantico che evidenzia altre sofferenze e si accosta al Divino con amore, in un colloquio intimo e una costante richiesta di aiuto.

Termina il volume “Una diversa madre”, dove Maria Luigia Chiosi dispiega l’amore per la sua Venezia, con delle liriche che ne risaltano la grandezza e lo splendore.

Il libro meriterebbe una più ampia esegesi, poiché solo con la lettura ci si può addentrare nella corposità del dettato e nel mondo variegato della Chiosi. La sua testimonianza abbraccia le tante problematiche del nostro pianeta, con ciò che l’uomo ha vissuto e tuttora vive. È una raccolta che fa riflettere e pone molti interrogativi, soprattutto mette a nudo il suo coinvolgimento in una storia universale.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza