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Un'altra importante tessera da aggiungere alla sua preziosa produzione

Angelo Lippo ci propone un’ulteriore prova della sua continua e approfondita ricerca letteraria. Nel volume Il filo dell’affetto ha raccolto gli scritti dedicati nel tempo a Giacinto Spagnoletti (con il quale ha sempre trattenuto un rapporto di reciproca stima), apparsi sul “Corriere del Giorno” e altrove. Oltre a testimoniare il grande impegno culturale e letterario svolto dal Maestro, fissa i tratti che hanno delineato il percorso della loro amicizia, legata anche per comune nascita tarantina. Possiamo così ripassare la storia, a iniziare dai versi dedicati al padre che Spagnoletti scrisse nel lontano 1953, ripresi poi assieme ad altri testi in “Versi d’occasione” del 1985. Già da questi si delimita lo spessore del poeta. E’ infatti molto difficile trattare il rapporto complesso e, perché no, viscerale che s’instaura tra padre e figlio; si può scadere in un banale intimismo. Lo stesso Pasolini invece ne loda la purezza e il giusto distacco evocativo.

Spagnoletti si è distinto non solo per la bravura e una copiosa produzione, ma anche per l’attenzione che ha rivolto come critico ai poeti del novecento. Poeti che ha raccolto in diversi volumi antologici e che rappresentano coloro i quali hanno segnato la storia del secolo scorso. Non li ha solo considerati nel merito delle loro opere ma li ha avvicinati per capirne il carattere e l’intento poetico. Lippo ha rilevato proprio l’attenzione che Spagnoletti poneva all’uomo, al suo mondo interiore; la voglia che aveva di conoscere il pensiero di ognuno, tanto da raccogliere oltre una sessantina di “Dichiarazioni poetiche” dei più grandi autori: dai crepuscolari ai futuristi, simbolisti, ermetici, sino a poeti ancora viventi. Inoltre, l’unicità di Spagnoletti nell’accostarsi agli altri si evidenzia anche per il voler narrare i loro atteggiamenti, le abitudini, le piccole manie ecc., così da rendere un quadro vivo e completo di ogni personalità. Tale unicità è confermata da Lippo, il quale scrive: “Spagnoletti è fra i critici contemporanei, quello che più umanamente, senza però alcuna indulgenza sentimentale, riesce a calarsi dentro le viscere e l’anima di un autore…”.

Continua poi raccontando il rapporto intercorso tra Spagnoletti e Pasolini, con riferimenti al saggio L’impura giovinezza di Pasolini, che il Maestro gli ha dedicato; un saggio avvincente che va ben oltre la solita analisi letteraria. E per farci cogliere appieno l’importanza della sua lunga attività letteraria, ha aggiunto l’articolo dedicatogli in occasione del suo ottantesimo compleanno, assieme a quello riguardante i tanti nomi illustri che gli hanno testimoniato il loro affetto nella rivista “Filologia antica e moderna”.

In conclusione troviamo il testo molto pregnante scritto da Lippo dopo la sua morte nel quale, in un ultimo toccante saluto, cerca di cogliere i tratti più significativi della grande personalità scomparsa. E per definire compiutamente il personaggio, in appendice ha inserito i titoli della sua corposa bibliografia e ci ha donato un assaggio di Spagnoletti poeta, narratore e critico. Per Lippo, quindi, questo lavoro è un’altra importante tessera da aggiungere alla sua preziosa produzione.

Una poesia di Giacinto Spagnoletti

Via Cavour

Sempre di sera
i meloni spaccati
sulle carrette della mia antica
strada, fuoco sereno
di primavera sognare.
Il riso strepitoso dei marinai,
le fanciulle lente alle finestre
ricamate di sguardi.
Accanto a me mia madre
non trovava più l’ago.

Il sole si spegne lungo le brenne
assopite; penetra l’ombra fresca
del mare fino alla frontiera
gentile degli oleandri. Al tardi
verrà un soffio di banda militare.

Gli Aragonesi lavano le vele,
guardano disperati la marina.

da: Sonetti e altre poesie, Roma 1941.

Recensione
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