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Il grido dell'anima

Con la raccolta “Il grido dell’anima”, inserita in “Delphinus”, Collezione di poesia pugliese contemporanea diretta da Angelo Lippo per portofranco, Giampietro Campo ci offre la sua “opera prima”.

Tempo addietro ho avuto modo di apprezzare la sua notevole ispirazione poetica, quindi ho letto con molto interesse questo suo lavoro. In esso vi ho ritrovato quel bisogno d’assoluto che già mi aveva colpito, assieme al colloquio intenso e continuo con il Signore. In questa silloge però il discorso si amplia divenendo quasi universale e il verso si carica di concettualismo. Campo entra nelle problematiche esistenziali cercando di porre in rilievo gli errori commessi nel passato e quelli che tuttora assillano l’umanità. Il suo atto di fede è una ricerca continua, un lacerarsi per riuscire a comprendere gli eventi, il bene, il male, il dolore: “Ci sono momenti atroci di dolore / che gridano fino al cielo, / mentre una rabbia ti lacera dentro / incontenibile e squarcia la terra…”.

Il suo è un navigare alla scoperta di un approdo sicuro; non solo un luogo ove ormeggiare ma una meta spirituale che lo accolga con amore, cancellando i tormenti e le illusioni passate: “…Se hai osato sperare il bacio / del perdono, troverai sulla scia / il responso nel nome del Padre.

Campo sa che il cammino dell’uomo è arduo e che le cadute non si contano; tenta così di soppesare l’amarezza e la fatica del tragitto. In ogni modo, ogni uomo, attraversando il suo tempo e “ripercorrendo le strade dei suoi avi “ può capire “l’immagine del suo essere fatto / coscienza vitale, fatto uomo”. Per questo, se ognuno riesce a comprendere l’importanza di tale coscienza, può sperare che alla fine ci sia sempre una grande luce che lo attende: “…Così rispuntano radici di luce / e l’eco torna ad annunziare pace, / a tutti gli uomini di buona volontà.”.

Recensione
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