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La sarabanda del tempo

La raccolta “La sarabanda del tempo” di Arianna De Corti ha ottenuto una menzione d’onore al Città di Pomezia 2003. Già da questo riconoscimento si evince che i testi sono degni di attenzione, ed invero sin dalla prima lirica si nota la validità del verseggiare. Il dettato, composto nella maggior parte da quinari e settenari, scorre veloce; ogni tanto si ferma per un giusto respiro, ed è scevro di aggettivi ridondanti e di voli lirici. La De Corti vuole significare un messaggio ed imprimerlo con la forza intrinseca delle parola.

La silloge è suddivisa in tre parti: "Echi amari", "Profumo d’alga", "Nostalgie antiche". Nella prima parte l’autrice delinea un’atmosfera nostalgica dove l’incedere del tempo lascia i segni sulle cose e nell’anima, soprattutto si denota un senso di malinconia e solitudine: “Cose poco visibili, / nascoste alla vista, / confuse tra accordi / stonati come fiocco / di neve su bianca / distesa. Narrerò / la solitudine del silenzio / e il silenzio della solitudine nell’esistenza dell’uomo…”. In “Profumo d’alga” la tematica si apre a diverse espressioni, così si può entrare in uno scenario magico veneziano, oppure assaporare l’immagine di una barca di pescatori che si allontana per la pesca notturna. Si possono cogliere anche dei cenni filosofici e dei momenti quotidiani: “Un libro da leggere / posato sul tavolo, / una lampada a stelo / di fianco al divano, / il gatto sulle ginocchia / ogni voce si tace.”. Infine, nella terza parte, la De Corti rafforza il pensiero con concetti profondi e psicologici; infatti, partendo da struggenti ricordi, attraversa il ciclo vitale annotando tutte le sfumature, certa in ogni caso che la sua voce sarà nel tempo dimenticata: “I poeti saranno scordati. / Troppo leggera è la loro parola, / o troppo profonda: basta / un soffio a spegnerla / come una candelina / sulla torta di compleanno.”.

Recensione
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