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L'albero degli aironi

Conosco Lidia Are Caverni sin dal lontano 1985, l’anno della sua prima pubblicazione. Nel tempo non ci siamo mai allontanate, pur seguendo ognuna il proprio percorso. Per questo ho letto subito e con molto interesse “L’albero degli aironi”, che va ad aggiungersi alla sua numerosa produzione.

Sia nella poesia che nella narrativa, la sua voce si riconosce per il timbro particolare. Sono due accostamenti diversi: nella poesia il linguaggio è scevro d’interpunzioni ed intreccia concetti, descrizioni, avvenimenti, con un ritmo molto incalzante, a volte quasi ossessivo; nella narrativa il discorso è pacato, i paragrafi non si allungano mai troppo e sovente sono composti di una sola frase. Il racconto si delinea ordinatamente, tono su tono.

“L’albero degli aironi” contiene appunto dodici racconti, dodici storie molto diverse ma legate da un sottile filo conduttore: quello dell’amore in senso lato.

Nell’apparente semplicità di ogni racconto, l’autrice tocca problemi sociali ed esistenziali con una squisita delicatezza. Ogni personaggio rappresenta una condizione: dall’africano, che dopo aver peregrinato per l’Italia appena riesce ad ambientarsi e sopravvivere viene bastonato e derubato, al pescatore che riesce a dimenticare il mare e diventare un buon operaio; dal ragazzo, portato dal padre in Nigeria per trovare i nonni e che viene sottoposto ad un rito per noi barbarico, alla suonatrice d’arpa che dopo una vita dedicata alla musica deve fare una drammatica scelta; e così via.

Interpreti diversi, ambienti vicini e lontani. La Caverni ci conduce passo dopo passo dentro l’anima dei suoi personaggi e dentro alle più varie atmosfere: paesaggi lagunari, meridionali, esotici, in un coloratissimo caleidoscopio. La sua viva fantasia coglie situazioni insolite, mentre la sua sensibilità scava nei sentimenti e nelle emozioni per donarci una visione completa di tutte le problematiche sociali del nostro tempo.

Recensione
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