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Percorsi di lettura per Domenico Defelice

Sandro Allegrini ha svolto un’analisi che percorre la vita creativa e culturale di Domenico Defelice, grande ed eclettico personaggio: poeta, scrittore, grafico, pittore, giornalista, critico, direttore di rivista. Nel “Prolegomena” spiega che il suo scopo non mira a completare esaurientemente lo studio sul lavoro del poeta anoiano (come quello condotto da Orazio Tanelli), bensì tende a tracciare degli ulteriori profili ad integrazione. Accingendosi alla lettura, invece, si comprende subito che il discorso di Allegrini non è superficiale, anzi, va scavare negli intenti di Defelice e nei contenuti di quasi tutte le sue opere.

Per dare un’immagine a tutto tondo dell’uomo/poeta, Allegrini comincia ad esaminare gli anni della sua giovinezza, carichi di vicende esistenziali (la più importante il distacco dalla terra natia), e via via ne segue il percorso bio/bibliografico fino all’ultimo componimento, ancora inedito. Inoltre, per sviluppare un discorso onesto e imparziale, prende sempre le distanze dall’amicizia che lo lega a Defelice; per questo, pur mettendone in risalto il gran valore umano e artistico, non esita ad evidenziare le incertezze e le piccole cadute riscontrabili nelle prime opere. All’inizio, infatti, Defelice è alla ricerca della sua vera voce, influenzato com’è comprensibile dai maggiori autori del tempo.

Allegrini sviluppa un’analisi esauriente per ogni singola raccolta: scava nelle motivazioni interiori dell’autore, nelle spinte emotive dei vari periodi esistenziali, nell’influenza dell’ambiente e in tutto ciò che possa distinguere il rendimento poetico e concettuale. In questo modo delinea il percorso evolutivo del poeta e il lettore, a passo a passo, cresce assieme a lui e rimane intrappolato dalla sua forte personalità.

Nel periodo giovanile Defelice era logicamente aperto all’amore; le sue prime liriche, risentendo di quest’impulso, rendono un certo lirismo e offrono una ricerca strutturale rivolta alla metrica classica. Ma il magma del suo carattere sanguigno è in continua ebollizione, tanto che il fervore per le problematiche civili esplode già nella seconda opera; e sarà uno dei suoi temi più impegnativi, una costante del suo cammino. Egli è per la verità e la giustizia, e la sua voce si erge contro coloro che non ottemperano in questo senso, ferendo la dignità dell’uomo. La sua profonda sensibilità gli fa cogliere però anche le meraviglie che lo circondano, lo riempie di nostalgia per i luoghi che ha dovuto lasciare, lo incatena agli affetti familiari. Sono proprio queste contrapposizioni che regalano a Defelice un fascino particolare: da un lato l’impegno civile e politico, dall’altro il “sentire” che scava nel suo intimo aprendo continue ferite.

Oltre a far risaltare questi vari aspetti, Allegrini rileva anche la trasformazione strutturale della poetica defeliciana, che pur mantenendo una perfetta misura stilistica, si apre ad una metrica personale, più moderna, con la quale la voce incide per immediatezza e talvolta è carica di toni umoristici. Negli ultimi lavori prevale proprio questo atteggiamento, che denota peraltro una grande maturità. Le emozioni sono filtrate ed intrecciate con un crudo realismo, tanto da creare un dettato quasi staccato dallo stesso autore. È come se Defelice presentasse degli accadimenti estraniandosi, in modo che ogni dettaglio assuma il giusto e significativo valore, e in modo di poter giocare anche con espressioni satiriche.

Terminato lo studio sulla poesia di Defelice, Allegrini prende in considerazione due opere di narrativa, penetrando il contenuto di Arturo dei colori e L’orto del poeta. Anche in questo caso, lo scopo è volto a determinare lo stile e le motivazioni psicologiche che hanno spinto l’autore alla narrazione, mettendone in luce la bravura e guidando il lettore alla comprensione degli scritti. Riguardo alla saggistica il discorso si amplia maggiormente, poiché il valore di Defelice in questo campo merita un ulteriore approfondimento; il suo spirito critico in realtà oltrepassa il contenuto tematico di ogni opera considerata, dato che la coscienza lo sprona a far emergere non solo la capacità artistica dell’autore bensì ogni possibile sfaccettatura psicologica.

Per concludere, Allegrini ha superato largamente l’intento d’integrare lo studio di Tanelli, dedicando a Defelice un’indagine dettagliata che sgorga da un sentito coinvolgimento emotivo.

Recensione
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