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Storia di luna

Sin dalla prima pagina di questo breve romanzo il discorso si presenta irruente, senza divagazioni e tanto meno aggettivi inutili. Nei paragrafi più lunghi quasi non esiste il punto e le proposizioni sono divise da semplici virgole anche quando cambia la desinenza verbale. Si entra così nel vivo della storia come se qualcuno raccontasse di getto un evento. Continuando la lettura ci si accorge che la prerogativa di questo lavoro è proprio la velocità: di sintassi (ricorso quasi esclusivo al dialogo); di narrazione (assenza d’introspezioni e fatti gestiti con scene fotografiche).

Riguardo al contenuto, la giovane autrice narra le vicende di un gruppo di ragazzi. E’ con questo gruppo che Luna, la protagonista, s’identifica ed è assieme ai compagni che cercherà di superare le problematiche esistenziali per arrivare ad una possibile maturazione. Il gruppo è compatto ma all’interno sorgono gelosie e rivalità per amori che nascono e muoiono; la stessa Luna prima s’invaghisce di Chicco, poi s’innamora di Giovanni. Tuttavia, quando scoprirà di essere incinta arriverà a disprezzarlo e solo alla fine (quando inaspettatamente Giovanni sta morendo) saprà riscattarsi e forse avrà dei rimpianti.

L’atmosfera della tragedia finale è alleggerita dalla prospettiva di un futuro sereno di Luna accanto a Marco, l’amico d’infanzia che generosamente fa credere ai rispettivi genitori di essere il padre del figlio che deve nascere.

Alla trama centrale s’intrecciano altri aspetti della situazione esistenziale dei nostri giorni: genitori che appagano le esigenze materiali dei figli ma non ne condividono i pensieri intimi, cosicché il rapporto si riduce ad una semplice formalità; rabbia e noia dei ragazzi, che di conseguenza per sentirsi importanti arrivano a compiere atti inconsulti, anche violenti; vuoto esistenziale che ci circonda, probabilmente il problema più grave e dentro il quale ogni sentimento perde valore.

In effetti, forse proprio a seguito dell’odierno esaurimento d’ogni valore e di un vivere sempre più affannoso, tutto quello che succede in questo romanzo non segna profondamente. Si ha l’impressione, come detto all’inizio, che le immagini e gli eventi scorrano senza la ricerca di un profondo coinvolgimento emotivo; se questo era l’intento dell’autrice è ben riuscito.

Per finire, bisogna evidenziare la capacità non comune della Careddu di trattare i dialoghi, che appaiono efficaci e spontanei; inoltre, va rilevata l’originale prontezza visiva con la quale riesce a descrivere gli accadimenti.

Recensione
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