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Sulle ali del vento

Accostandosi alla silloge “Sulle ali del vento” di Loretta Bonucci si è propensi a pensare che la poetessa sia una giovane ragazza; invece, l’autrice è nata nel ’29, ha pubblicato numerosi libri (anche di narrativa), ed ha un considerevole curriculum artistico.

Ciò che meraviglia è che la Bonucci ha una voce limpidissima, semplice e spontanea. Lei stessa si presenta con un delicato saluto introduttivo che manifesta il suo intento. Il suo mondo è fatto di piccole-grandi cose, e lei è spettatrice di quello che succede; soprattutto, è in perfetta simbiosi con gli elementi naturali che ci circondano. E’ una figlia devota che ammira la grandiosità della creazione: “Mi sono fatta / abbracciare / dall’alba, / mi sono fatta / abbracciare dal sole, / mi sono fatta / abbracciare dall’aria, / un amplesso /consumato / sotto il cielo / fiorito / di rondini / in volo.”. In questo modo ci regala delle immagini che sconcertano con la loro chiarezza, e delle parole che scandiscono l’essenza delle cose con la loro purezza.

Anche gli affetti sono trattati con la consapevolezza del nostro breve passaggio, con la visione serena di chi si affida ad un credo, cosicché le emozioni non assumono mai toni forti o disperati: “Il mio gatto / Tager è vecchio, / ma gli piace vivere, / e quando gli faccio / una carezza / gode della tenerezza / che ho per lui / e dimentica / di essere vecchio.”

La struttura del verso ricorda il procedere Ungarettiano, ma si discosta riguardo alla voluta semplicità del dettato, che alle volte è sorprendente. L’artificio per l’autrice non esiste perché lei entra nell’intimo di tutto, e tutto al suo contatto diventa armonioso, vivo e vero.

Recensione
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