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Venezia è un vestito di sale

Isabella Michela Affinito si è aggiudicata il 3° premio “Il Croco 2020” con la raccolta Venezia è un vestito di sale. Sono tutte liriche dedicate alla meravigliosa ed unica città lagunare, come ben sottolinea Domenico Defelice nella Prefazione, ma si distinguono dal solito poetare per l’accostamento particolare della tematica. In esse infatti prevale l’atmosfera del Carnevale e della maschera relativa, ben diversa da quella che portiamo purtroppo in questo periodo. Un quadro della leziosità del tempo lo troviamo nella bella lirica “Mascarade Rocaille” (Mascherata settecentesca).

Venezia è rappresentata in una visione quasi surreale che le dona da millenni un fascino speciale, ma la poetessa coinvolge anche artisti importanti che hanno lasciato la bellezza di opere ammirate da tutto il mondo. Venezia è un museo vivente: ogni Chiesa e ogni palazzo sono parte della storia. L’abbinamento però risulta nuovo e particolare.

Isabella Michela Affinito conosce bene la storia di Venezia e coglie sia gli aspetti positivi sia quelli negativi, come le atrocità delle tante pene di morte, date in pasto alla folla per un chiaro avvertimento.

Il verso centrale delle liriche serpeggia nel bianco in un discorso continuo e di ampio respiro, che denota una ispirazione sincera e l’amore verso la città lagunare. Ci fa tornare indietro nel tempo, quando era lussureggiante e centro del vivere: “L’ultima festa / aveva palazzi / in livrea e si / recitava alla maniera / di Goldoni, anche / una locandiera era / signora e per i / campielli neanche / una baruffa…”.

In certi versi vi è anche un velo di rammarico e di nostalgia perché la poetessa vorrebbe rivedere la Venezia di un tempo: “Quando un / giorno rifarò / le sue fattezze / non ci sarà la / volubilità / dell’acqua, la mia / Venezia sarà una / conchiglia d’argento / struggente, tutti / i colori torneranno / ad essere intensi, le / sue isole a corona si / sentiranno laute sorelle...”.

Un tempo però a Venezia la diversità tra le classi non era molto differente da quella dei nostri giorni, come ben sottolinea pure Defelice. Infatti, mentre i nobili si abbellivano con il superfluo, al popolo mancava lo stesso pane. Vi è perciò uno sguardo anche al sociale e ai difetti di una società poco democratica.

Recensione
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