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Carmen
da Mérimée a Bizet

Seconda Versione (2015)

Testo originale di Alessandro Pierfederici
con traduzione e riduzione di stralci da “Carmen” di Mérimée
a cura di A. Pierfederici

Personaggi:
Prosper Mérimée, Voce recitante
Lo spirito di Carmen, Ballerina
Carmen
Don José
Escamillo
Micaela
Frasquita
Mercedes
Lillas Pastia, Figurante

Prima Parte

Al centro della scena, sul fondo, un grande baule da viaggio.

Mérimée, ormai vecchio, entra, va verso il baule, lo apre e inizia a rovistarvi; ne trae abiti e oggetti che lascia o appesi al bordo o vicino, finché trova un vecchio libriccino.

MÉRIMÉE: Lo sapevo! Ero sicuro che fosse in questo baule... il taccuino con i ricordi del mio viaggio in Andalusia... Quanto tempo è passato da allora, ma ancora mi tornano vivide le memorie di quei giorni, di quei paesaggi, di quella gente! E non potrò mai dimenticare la drammatica storia che mi vide tra gli involontari attori: qui dovrebbero esserci gli appunti che presi allora... Ne trassi una novella, perché la sorte di quegli sfortunati protagonisti mi toccò nel profondo... Che fascino quelle terre, quegli zingari, quel clima rovente, quelle passioni... Ma soprattutto quel destino implacabile, che mai in nessun altro luogo domina così tanto il cuore umano... e mai come allora si dimostrò spietato e inesorabile.

(va a posizionarsi col taccuino in mano su una sedia sul proscenio a sinistra)

Sì, perché da grande appassionato di storia quale sono sempre stato, me ne andavo in giro per la Spagna meridionale alla ricerca di un importante sito archeologico e fu là che ebbi la ventura di conoscere gli infelici artefici di questa storia, Don Josè e Carmen...

Preludio dell'Opera - Seconda Parte

(Entra sinuosamente lo spirito di Carmen e si muove attorno a Mérimée)

Carmen: fu una donna, o un angelo o forse un demonio! Non lo so, ma da allora non dimenticai più quella ragazza demoniaca, quell’angelo sterminatore di sensualità e passione, che pareva venuta al mondo solo per incarnare un destino di libertà e di morte: cambiava le vite, sembrava renderle libere promettendo loro il paradiso e poi eseguiva la sentenza capitale... e così avrebbe fatto anche con la sua!

(Lo Spirito di Carmen esce appena finisce la musica)

(Mérimée apre il taccuino e inizia a leggere)

“In quell’occasione, incontrai prima un temuto bandito, che - obbedendo ad uno strano istinto - aiutai a sfuggire all’arresto, e poi una giovane gitana che mi derubò del mio orologio... E quando, mesi dopo, rividi quell’uomo, di cui non avevo dimenticato i nobili tratti, egli era in carcere, condannato a morte per aver ucciso quella stessa zingara...

Sono ancor oggi turbato per la triste sorte di questi due sventurati... Già, perché due esistenze così tragicamente segnate da un’oscura, superiore volontà meritano la pietà dovuta alle vittime di quell’impenetrabile mistero che è il destino.”

(Smette di leggere, alza la testa, pensieroso)

Il destino: parola che tornerà spesso nelle vicissitudini di questi due amanti, come qualcosa di fronte al quale tutto è misero e impotente, qualcosa che ci pone davanti alla vanità di ogni agire che non lo assecondi... Il destino: la vita e la morte, il tutto e il nulla... Quell’uomo prigioniero iniziò dunque a raccontarmi questa vicenda ed io trascrissi quasi ogni sua parola.

(Riprende a leggere)

Scena: una piazza di Siviglia (Entra Don Josè’)

“Mi chiamo Don José Lizzarabengoa e sono basco. La mia famiglia mi fece studiare ma non mi fruttò granché. Mi piaceva troppo giocare alla pallacorda e questo mi ha rovinato. Infatti, quando noi navarresi giochiamo, dimentichiamo tutto, ed un giorno in cui avevo vinto, un tale attaccò lite con me; ebbi la meglio... ma fui costretto ad abbandonare il paese. Mi arruolai nella cavalleria dei dragoni e divenni subito brigadiere quando, per mia sfortuna, mi misero di guardia alla manifattura di tabacchi di Siviglia.

(Entrano Frasquita e Mercedes)

Là occupate vi sono quattro o cinquecento donne e, nell’ora in cui tornano al lavoro dopo il pranzo, molti giovani vanno a vederle. Io invece restavo sempre sulla mia panca e pensavo al mio paese: non credevo che potessero esistere graziose fanciulle senza gonne azzurre e trecce sulle spalle.

D’improvviso sento dire: - Ecco la gitanilla! - Alzai gli occhi e la vidi. Era un venerdì e non lo dimenticherò mai.”

(Entrano lo Spirito di Carmen e Carmen)

HABANERA - Carmen (sulla scena con le due ragazze, José e lo Spirito di Carmen secondo la regia e la coreografia prevista)

MÉRIMÉE: “Ella, com’è abitudine delle donne e dei gatti, che non vengono quando li chiami e quando non li chiami arrivano, si fermò davanti a me e, preso il fiore che aveva in bocca, me lo gettò fra gli occhi. (Scena del fiore sulla musica; tutti escono)

Quando fu entrata nella manifattura, vidi il fiore che era caduto a terra: non so cosa mi prese, ma lo raccolsi e lo appuntai sulla mia giacca”.

(Mérimée alza gli occhi dal taccuino e riflette)

Che ragazza incredibile era quella Carmen: sembrava nata per suscitare solo affetti estremi, amore o odio, o entrambi... Nessuno poteva restarle indifferente... Anche le sue più intime amiche, Frasquita e Mercedes credo si chiamassero, ma non ne sono più tanto sicuro... Non ho annotato nulla su di loro...

(sfoglia il taccuino, cercando senza trovare nulla e continua a pensare)

Anche queste ragazze, se ricordo qualcosa, provavano per lei un non so che di ambiguo: amiche e rivali, forse molto intime, forse del tutto indifferenti...

(Rientrano Frasquita e Mercedes e attorniano di nuovo Don José, infastidito. Don Josè allontana Mercedes che fa un gesto di dispetto verso di lui e uno minaccioso dalla parte dove è uscita Carmen)

Una soprattutto sembrava covare sotto l’amicizia un odio profondo e represso... L’altra invece conservava una parvenza di semplicità e lealtà che però sarebbero state presto corrotte dalle vicende a cui l’avrebbe chiamata il destino...

(Don Josè si scosta da Frasquita che continua a guardarlo fino all’arrivo di Micaela; poi si allontana anch’ella)

(Riprende a leggere)

“Ed è chiaro che di fronte a donne di tal genere che lo attorniavano ogni giorno, Don José non poteva che ricordare con nostalgia le graziose fanciulle del suo paese. Quali dovettero essere allora la sua sorpresa e la sua gioia quando improvvisamente, in un paese così lontano, vide apparire la giovane Micaela, cresciuta assieme a lui e di lui innamorata, che aveva affrontato da sola un tragitto tanto lungo e pericoloso per portargli i doni e i saluti, nonché una lettera, della madre lontana.”

DUETTO - Josè, Micaela (Regia prevista)

MÉRIMÉE: “Due o tre mesi più tardi, arriva al corpo di guardia un usciere trafelato, con la faccia sconvolta. Dice che nello stanzone dei sigari c’era una donna assassinata. Il maresciallo mi ordina di prendere due uomini e andare a vedere.

Faticai molto a capire l’accaduto. Pareva che la donna ferita si fosse vantata d’avere abbastanza denaro da potersi comprare un asino al mercato. E Carmen: “Ma non ti basta la scopa?” L’altra aveva replicato che non era un’esperta di scope ma che la signorina Carmencita avrebbe conosciuto il suo asino quando il Corregidor l’avrebbe fatta passeggiare con due lacché dietro di lei per scacciare le mosche dalle sue spalle. E Carmen, in men che non si dica, le traccia sul viso due croci col coltello per spuntare i sigari...

- Sorella, le dissi allora, deve seguirmi!-

Il maresciallo disse che la faccenda era grave e che bisognava condurla in prigione”.

SEGUIDILLA - Carmen, Josè (Regia prevista)

MÉRIMÉE: “Mentiva: ha sempre mentito. Non so se quella ragazza abbia mai detto una parola di verità; ma quando parlava le credevo. Ero folle, non facevo più attenzione a nulla; cominciavo a dire delle sciocchezze ed ero sul punto di farne.

Se io le dessi una spinta e lei cadesse, non sarebbero certo i suoi uomini a fermarmi... -

Ebbene, amica mia, ci provi: e che la Nostra Signora del Monte la aiuti! -”

“E Carmen fugge, invano inseguita; la gente la aiuta, distoglie gli inseguitori e il manipolo, tornato al corpo di guardia, viene interrogato.”

ENTR’ACTE I

MÉRIMÉE: (Sulla musica) “La verità emerge subito e Don José, degradato, viene gettato in prigione, dove non fa altro che pensare a quella zingarella che lo ha ammaliato e che - suo malgrado - non poteva sottrarsi al destino di incontrarlo e sedurlo, e di cui ha gelosamente conservato il fiore.” (Breve pausa mentre prosegue la musica)

Scena: la taverna di Lillas Pastia

“Così continuava il suo racconto:

Appena uscito di prigione, mi comandarono di servizio, mettendomi di guardia come soldato semplice alla porta del colonnello, un giovane ricco e gaudente. Quel giorno si trovavano da lui tutti i giovani ufficiali, molti borghesi ed anche delle attrici, a quanto si diceva. Ecco che arriva la carrozza del colonnello... e chi vedo scendere? La gitanilla. Aveva in mano un tamburello basco e con lei c’erano altre due zingare: in società ci si diverte spesso ad invitarle per farle danzare e spesso anche per ben altro. Carmen mi riconobbe e ci scambiammo uno sguardo... Da fuori, sentivo le nacchere, il tamburello, le risate e gli applausi; a volte scorgevo la testa di lei quando saltava...”

CHANSON BOHEME - Carmen, Frasquita, Mercedes (Lillas Pastia in scena; entrano lo Spirito di Carmen, Carmen, le ragazze secondo la regia prevista; scena e ballo)

MÉRIMÉE: “Il mio supplizio durò un’ora buona: poi gli zingari uscirono e la carrozza li riportò via. Carmen, passando, mi guardò ancora e mi disse a voce molto bassa: - Paesano, quando si ama il buon fritto di pesce, si va a mangiarlo da Lillas Pastia.-”

“Lillas Pastia era un vecchio venditore di frittura, zingaro, nel cui locale Carmen aveva stabilito i suoi quartieri. Vi andavano in molti: soldati, borghesi, zingari e toreri...”

(alza gli occhi dal taccuino)

Ricordo che un giorno Carmen aveva incontrato un picador... Non avrei mai creduto che un semplice picador avrebbe fatto tale presa sul cuore di quella zingara... Ma io ho raccontato proprio ciò che mi riferì José... Il destino volle che gli occhi di Carmen cadessero sul picador Lucas... Eppure, uno spirito indomito come quello, vittima e artefice del proprio destino, libero fino alla morte, avrebbe conquistato il cuore di chiunque, anche di un toreador... Anzi, pensate se quel giorno da Lillas Pastia fosse arrivato, assieme ai suoi ammiratori, un grande torero, un Espada. Come avrebbe potuto chiamarsi? ...Paco forse, o forse Álvaro, o Domingo... No, Escamillo! Escamillo sarebbe il nome giusto! Escamillo: il trionfatore delle corride di Siviglia, l’eroe del giorno, colui che il destino avrebbe fatto entrare come la morte nella vita di Carmen, proprio come lei era entrata come la morte nella vita di José.)

COUPLETS di ESCAMILLO - entra Escamillo (Carmen, Frasquita, Mercedes, lo Spirito di Carmen e tutti gli altri in scena secondo la regia prevista)

Uscita di Escamillo, sulla musica, seguito da tutti, eccetto Carmen e Lillas Pastia

MÉRIMÉE: (Riprende a leggere) “Appena smontata la guardia andai da Lillas Pastia. Quando ella mi vide, disse: - Lillas, di questo giorno non ne farò più nulla. Domani sarà un altro giorno! Andiamo, paesano, andiamo a passeggiare! -

(Lillas Pastia esce)

Avevamo ripreso la strada di Siviglia e ci fermammo davanti a una vecchia casa. Venne ad aprirci una zingara; Carmen le mise la sua mantella sulle spalle e l’accompagnò alla porta. Appena fummo soli, si mise a ballare e a ridere come una pazza cantando”.

DUETTO - Josè, Carmen (secondo la regia prevista)

MÉRIMÉE: “Una sera stavo dalla vecchia zingara quando entrò Carmen, seguita da un tenente del nostro reggimento.

- Vattene subito - mi disse lei.

- Che fai qui? - intervenne il tenente. - Sloggia! Fuori di qui! - e, vedendo che non mi allontanavo, mi prese per il colletto e mi scrollò rudemente. Sguainammo le spade ed egli mi colpì alla fronte; quando stava per slanciarsi su di me, gli puntai l’arma al corpo ed egli vi s’infilzò. Fuggimmo di corsa, poi Carmen, che non m’aveva lasciato, mi disse: - Te l’ho detto che ti avrei portato sventura!”

(chiude energicamente il taccuino, come se vi avesse letto qualcosa di spaventoso).

Buio, Sipario rapido

Seconda Parte

ENTR’ACTE II (Lo Spirito di Carmen danza sulla musica dell’Intermezzo)

Al termine dell’Entr’Acte, Mérimée entra, torna a sedersi, riapre il taccuino, cerca i suoi appunti e riprende a leggere.

MÉRIMÉE: “José, salvato e curato da Carmen, non ebbe altra scelta che unirsi ai contrabbandieri che percorrevano l’Andalusia in sella a un buon cavallo, con l’amante in groppa e il fucile in pugno. Travestito, entrò nella banda del Dancairo ed iniziò la sua nuova vita. Ancora una volta il destino che, nelle sembianze di quella giovane zingara, lo stava precipitando verso la rovina, decideva della sua esistenza. Come un tempo aveva lasciato il suo paese per aver ucciso un uomo, così anche ora dovette lasciare Siviglia e l’esercito per averne ucciso un secondo, senza alcuna possibilità di scampare a tale volontà superiore. E lì, fra i contrabbandieri, incontrò Garcia, marito di Carmen, nei confronti del quale possiamo solo immaginare quali sentimenti nutrisse...”

Scena: La montagna (Attacca il Terzo Atto; entrano Carmen, lo Spirito di Carmen, Don José, Frasquita, Mercedes, contrabbandieri, secondo la regia prevista)

MÉRIMÉE: (Sulla musica) “Gli proposi di giocare a carte ed egli accettò. Alla seconda partita gli dissi che barava. Si mise a ridere ed io gli gettai in faccia le carte. Tentò di afferrare il fucile ma io vi misi un piede sopra e dissi: - Dicono che sei lesto di coltello: vuoi provarci con me? - Egli prese il suo coltello, io il mio. Garcia era piegato in due come un gatto pronto a lanciarsi contro un topo. Si gettò su di me come una saetta: io girai sul piede sinistro e lui non trovò più niente davanti; io invece lo colpii alla gola e rigirai la lama così forte che si spezzò. Era finita. Cadde col naso a terra, rigido come un palo.

L’indomani riconquistai Carmen e le dissi che era rimasta vedova. Quando seppe com’era andata, mi disse: - Tu sarai sempre un idiota! Garcia avrebbe dovuto ucciderti: ne aveva sbattuti nell’ombra di ben più abili di te. Il fatto è che la sua ora era venuta. Verrà anche la tua! - - E la tua, risposi, se non sarai per me una vera moglie! -

- E sia pure, mi disse, ho visto più di una volta nei fondi di caffè che dovremo finire insieme. Accada quel che deve accadere! - ”

(I contrabbandieri sono usciti; rimangono Don José, Carmen, lo Spirito di Carmen, Frasquita, Mercedes)

RECITATIVO E TRIO - Don José, Carmen, Frasquita, Mercedes (regia prevista; alla fine escono tutti)

MÉRIMÉE: “Nel frattempo, una ragione ben forte aveva spinto la giovanissima Micaela, che aveva saputo della funesta decisione di José ed aveva perso con lui l’amore ma non la speranza, a rimettersi in cammino per trovare quell’uomo, ormai divenuto un bandito: la vecchia madre di lui stava morendo e avrebbe voluto rivederlo. Oppressa dal dolore, ma animata dal coraggio dell’onestà e della rettitudine, la contadina navarrese raggiunse le montagne andaluse per recare a José notizie della madre e supplicarlo di tornare alla sua vita di un tempo.”

ARIA “C’est des contrebandiers” - Micaela

SCENA “Don José!” “Malheureuse, que viens tu faire ici?” (con la regia prevista)

MÉRIMÉE: “Ma invano: la malia di Carmen aveva segnato il destino del suo amante e con esso anche il proprio. José abbandonò il gruppo dei contrabbandieri per correre dalla madre ma minacciosamente promise a Carmen che presto si sarebbero rivisti.

Poco ormai mancava al tragico esito di quella cruda storia.”

ENTR’ACTE III (Lo Spirito di Carmen, Frasquita e Mercedes partecipano alla vestizione del torero Escamillo che si appresta ad affrontare la corrida - secondo la regia prevista)

Alla fine dell’Intermezzo, escono Escamillo e lo Spirito di Carmen; Frasquita e Mercedes restano in scena dove sono raggiunte da altra gente - regia prevista)

MÉRIMÉE:“Vi furono a Granada delle corride alle quali Carmen si recò. Al suo ritorno, ella parlò molto di un picador molto bravo di nome Lucas.”

(alza gli occhi dal taccuino)

Ah, Lucas! Lo avevo quasi dimenticato! Il mio pensiero era rimasto al toreador Escamillo, come se fosse stato lui, e non il picador, l’ultimo amante della zingara Carmen, l’ultima tappa della sua breve vita... Ma cosa disse allora José?

(riprende a leggere) “Non vi diedi peso. Juanito, il compagno che m’era rimasto, qualche giorno dopo mi disse di aver visto Carmen con Lucas da un mercante. Questo fatto cominciò ad allarmarmi.

Fortunatamente il picador partì per Malaga, io lo dimenticai e forse lo dimenticò anche lei. Fu allora, signore, che vi incontrai e Carmen vi rubò l’orologio: voleva anche il vostro denaro e il vostro anello. Litigammo violentemente e la picchiai; ella impallidì e pianse: per la prima volta la vidi piangere e mi fece un effetto terribile. Tre giorni dopo tornò a trovarmi, con l’aspetto ridente e gaio. Tutto era dimenticato e sembravamo appena innamorati. Al momento di separarci, ella mi disse: - C’è una festa a Cordoba: ci vado! - La lasciai partire. Rimasto solo, pensai a quella festa ed al cambiamento di umore di Carmen. Un contadino mi disse che a Cordoba c’erano i tori.”

(alza di nuovo gli occhi dal taccuino)

Già: i tori, la corrida, Lucas, Escamillo, Carmen, il destino... Povero Don José, come avrebbe potuto salvare sé stesso ora che la strada della morte era aperta davanti a lui?

“Ed ecco che il mio sangue prese a ribollire” - mi disse - e, folle di furore e di gelosia, trascinato da una forza incontenibile più grande di lui, come un pazzo, partì per l’arena...

DUETTO FINALE E MORTE DI CARMEN - Escamillo, Don Josè, Carmen, Lo Spirito di Carmen, Frasquita, Mercedes; anche Micaela in scena secondo la regia prevista)

Fine

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Materiale
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