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Vince chi resta

Filomena è sempre pronta all'azione. Con Filomena si assapora il gusto amaro di una ilarità che si sprigiona dalla tozza corteccia che l'avvolge, una corteccia frutto di interrogativi senza risposta e di quotidiane azioni nell'ottemperanza di regole ataviche. Si svilupperanno situazioni imbarazzanti, “coup de théâtre”, momenti di ricerca interiore, descrizioni di personaggi che fanno da cornice alla vicenda, fra i quali una figura il cui ruolo permette al testo di trarre respiro, grazie alla parte che in esso le è affidata.

Tutto questo a Firenze, descritta non solo nelle vie della sua zona artistica del centro, ma anche in quelle forse meno conosciute, non prive di antico fascino, di una non lontana periferia. Alcune similitudini, talora con anelito poetico (“le foglie facevano l'amore col vento”; Filomena con “lo sguardo triste di una maschera da uomo infelice”), talora quasi precorritrici dei tempi in cui viviamo (“ossessionata da [...]venti gelidi e virus che portassero influenza e malattie”), oppure calzanti in toto come “I pensieri vagavano come moscerini col vinsanto”, arricchiscono e danno colore al testo.

Valter, medico erborista, indagatore e ricercatore per professione, sa che all'interno della corteccia di un albero c'è il cuore del legno, per cui non si accontenta di pseudo spiegazioni e tanto meno accetta le osservazioni fuori luogo di Filomena circa la sua professione, così la sua determinazione lo porterà a insistere nella ricerca per trovare il reale, il cuore nascosto di Filomena e le sue conclusioni saranno scevre di attributi posticci.

Il titolo del libro invita semplicemente alla coerenza: “Vince chi resta”. Esso sprona a conservare la propria identità e le proprie idee, con l'uscita da tabù che ostacolano la vita di chi da essi è assoggettato

28 dicembre 2020

Recensione
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