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La sirena

L’opera “La sirena” un breve ma intenso poema, che narra il dramma collettivo della guerra, punto d’arrivo di una originale ricerca espressiva compiuta da Antonietta Benagiano, raffinata artista che sperimenta originali scelte stilistiche per impreziosire la sua ispirazione poetica. Il libro racconta un episodio del secondo grande conflitto mondiale a Taranto, che coinvolge gli inermi cittadini e soprattutto i bambini, che vedono scivolare “in fondo all’anima l’infanzia”. In tal modo l’autrice recupera una visione altrettanto drammatica della citt dei due mari, funestata anche oggi da problemi di difficile risoluzione, che si abbattono sui cittadini inermi e sui pi piccoli, cui tolta anche la vita, come accade a Mario nel racconto.

Anche allora l’illustre antica Taras era in balia di violente tempeste che si abbatterono sulla popolazione indifesa, mosse dalle ambizioni di politici senza scrupoli e dagli impulsi guerrafondai che anelavano ad una inutile vittoria: “Vincere e vinceremo”. La scrittrice decide di raccontarci questa storia attraverso una singolare narratrice interna, una bambina, per consegnarci impressioni immediate e veritiere, che solo lo sguardo attento ed innocente di una inesperta fanciulla pu dare. Scegliere un punto di vista pascoliano rende delicato e poetico il racconto, che si dispone nella pagina bianca con sapiente ed espressivo uso anche degli spazi. L’autrice attinge alle sperimentazioni che hanno caratterizzato la poesia moderna e la narrazione, creando uno stile originale in cui il correlativo oggettivo si fonde con il flusso di coscienza, per concentrarsi sul valore fonico e semantico della parola, priva dei consueti legami logici, che intrecciano il testo in una catena significativa. Eppure il senso emerge, chiaro, senza bisogno di legami grammaticali, nasce dai vocaboli, dai loro suoni, dalla “eeeee” che fa sentire la sirena al lettore, dagli intrecci allitteranti, dalle onomatopee, dai neologismi inventati mirabilmente dall’autrice. Il lettore si immerge nelle atmosfere grazie alle strofe delle canzoni di Alberto Rabagliati, prega in latino e vive l’ansia del silenzio che precede i bombardamenti, vede i negozi, i due mari, i rifugi in cui i tarantini si rifugiano, immerso nelle sensazioni come accade con la visione in 3D al cinema, grazie al sapiente uso della parola di Antonietta Benagiano.

Il piacere della lettura di questa poesia drammatica e corale si arricchisce di numerose ed intelligenti ricostruzioni storiche, che costituiscono analisi acute ed istruttive dell’evento narrato attraverso sintetiche espressioni come “il padre mai camicia nera” e “documentario indottrinato/schermo intero al duce”. Per questo opportuno proporre alle giovani generazioni, cui rivolta l’iniziativa creatrice della professoressa Benagiano, questa lettura in grado di presentare in una luce chiara e veritiera la retorica fascista e la boria distruttrice della guerra.

Recensione
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