Servizi
Contatti

Eventi


Libro che sollecita e lascia interagire, a sua volta, il lettore nell’opinabile. Voltaire apre nelle intenzioni, le migliori in questo caso: “difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Diverse e a ruota libera, ma mai fuori dal mozzo, sono le questioni sopra le quali corrono riflessioni e preoccupazioni dell’autore, in una sorta di zibaldone che contiene anche aforismi. Credente laico, attento al rispetto del diverso ma comunque opportuno, prende posizione contro il celibato ecclesiastico; prossimo per taluni, come lui stesso intuisce, dall'essere considerato eretico. Tuttavia, se "il diritto d'interrompere l'alimentazione forzata" non appartiene “né allo Stato né alla Chiesa" altrettanto, forse, si dovrebbe avere il coraggio di ribadire altrove, a partire dal matrimonio. Ventola si scaglia contro il degrado culturale operato in nome di una televisione volta al ribasso, del tanto più audience determinante il meglio, "civiltà dell'applauso cretino e rubato" nonché “affetta da protagonismo e presenzialismo". Sdegnato dalle italiche furbizie, forse un po' troppo terrorizzato dal concetto d'identità, che, se negato, alla stessa stregua dell'esaltarlo si coniuga comunque alla discriminazione, tra le sue parole resta l'amara considerazione di un qualunquismo rimasto nell'alone di contrasti che segnano la nostra storia.

Scorrono vanificanti, pagina dopo pagina, gli omologati del "ciarpame" pseudo-letterario, le file per accaparrarsi il prodotto di ultima generazione, ma, per quanto pochi, resistono ancora taluni che antepongono altri valori al denaro. Per quanto concerne supposizioni sulle più nefaste cause del male umano, forse andrebbe ricordato che l’indifferenza è spesso frutto del  buonismo come, d’altronde, l’ignoranza resta figlia del proibizionismo. Indifferenza che è antitesi all'amore, apre e chiude la sequenza di libere opinioni e colpisce tanto l'autore quanto noi tutti constatando, giorno dopo giorno, sempre più la sua imperiosa presenza. Un possibile distinguo tra gli uomini, non a caso, lo demarca la sensibilità: “la si ha o non la si ha”. Libro che altresì testimonia uno scontro in atto, capace di fratturare il Paese, retaggio della più remota carenza di modelli volti ad una costruttiva riappacificazione del sistema Italia. Lo fa prendendo parte, da partigiano, ma in tutta la fragranza di una volontà sincera di cambiamento espressa dal basso e, soprattutto, sempre nella consapevolezza dell’autore, quella di esprimere un’opinione. Il disagio più profuso in questo scenario è lo scetticismo, metastasi in grado d’insinuarsi ovunque generando contrapposizione, gioco di forza che comprime la dialettica partecipativa riportando ai lati oscuri degli anni Settanta, quelli dell’avversario da eliminare.

Forse, da allora in proporzione all’oggi, il punto resta ancora quello di una destra mai del tutto purificata dall’autoritarismo, di fatto conservatrice nelle esternazioni dei suoi moralismi e poco incisivamente liberale nel produrre cambiamenti. D’altro canto resistono ancora atteggiamenti bolscevichi in diversi strati della sinistra e, imprescindibile, il ruolo politico del mondo cattolico è sempre un’ipoteca sulla nostra storia. In tanti anni è cambiato quanto sanciva gli equilibri internazionali del dopoguerra, ma non la strutturazione delle nostre questioni interne. Domenico Ventola, in tutto questo, è un autore capace di assumere punti di vista personali. Posizioni non sempre popolari, ma del resto troppa popolarità equivale ad accondiscendere all’insoddisfazione di masse umorali e malleabili per un consenso che, puntualmente, si ritroverà disatteso dalla storia.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza