Servizi
Contatti

Eventi


“Dono” non è “prestito”

“Se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta ? Luca 6.34”. E “Chi perderà la sua vita per causa mia, la ritroverà” sta scritto nel Vangelo. Ma quale è il suo significato originario ? Sappiamo che il Vangelo non è stato scritto in lingua italiana, perciò si tratta di una traduzione, magari con più passaggi di lingue diverse. Personalmente, e forse anche per tanti altri, questo messaggio è stato abbinato a qualche missionario che ha perso la vita in terre lontane, ostili, vittima di violenze per futili motivi di interesse o per radicate credenze di fanatici fondamentalisti.

Se questo messaggio evangelico avesse un significato riferito al quotidiano, durante l’esistenza terrena di ciascun “figlio di Dio” ? Potrebbe trattarsi di perdere qualcosa di materiale in questo mondo per ritrovarlo e goderlo nell’aldilà ? Assurdo, potrebbe apparire a prima vista, secondo le logiche imperanti in questo nostro tempo dominato dall’attaccamento al dio denaro e dalla logica dell’interesse egoistico e materialistico. Eppure metabolizzando alcuni insegnamenti di mia madre, in particolare quelli dei suoi ultimi anni di vita (quando il distacco dagli interessi tipici di questo mondo si andavano affievolendo e lasciavano spazio a quelli “eterni” in quella vita senza inizio e senza fine che appartiene al “dopo” aver valicato quella soglia comunemente chiamata “morte”), mi sta illuminando su una prospettiva diversa. Una prospettiva che è perfettamente in linea con il messaggio evangelico.

Non che mia madre durante la sua vita si sia discostata da quello che comunemente fanno, o vorrebbero fare, i comuni essere mortali. Anzi. Ha lavorato e ha cercato di risparmiare “per quando ne avesse avuto bisogno”. Ha cullato il sogno che, con un gruzzoletto messo da parte, quando le forze le sarebbero venute meno avrebbe potuto pagare chi “la avrebbe servita e riverita”. È una logica tipica della sua generazione, (e non solo), che è stata (e lo è ancora) la filosofia di vita di molti. Poi, al momento del dunque, il destino spesso si rivela diverso rispetto alle umane aspettative. E’ stato così anche per mia madre “tradita” da “aiutanti” e “badanti” al tramonto della sua terrena esistenza. Me ne sono accorto nei suoi ultimi anni, quando dopo una grave operazione è venuta ad abitare con la sua stomia nel mio appartamento. Ascoltava tante messe e recitava spesso il rosario, un po’ alla volta percepiva il distacco dai beni di questo mondo: anche il giretto in carrozzina per vedere i suoi campi vicino casa, il suo orto, il suo ex pollaio delle sue ex galline e i ricordi nel suo ex appartamento che stava sotto il mio al primo piano, perdevano sempre più di interesse. Giocando a carte (era un suo passatempo che facevamo spesso), quando il soffio dell’Eterno era più forte nel far sentire (percepire) la sua voce, capitava che lei vincesse una dopo l’altra diverse partite a briscola, anche “pescando” nove briscole su dieci. Allora io, dopo un succedersi impotente di sconfitte, a volte perdevo la pazienza e le dicevo: “non gioco più, non è possibile giocare se le briscole capitano quasi tutte a te”. E lei calma, calma mi metteva in riga: “Che cosa hai perso tu ? Che cosa ho vinto io? NIENTE ! Stiamo passando del tempo insieme in un gioco per passatempo. Se ti arrabbi che divertimento è ?”. La chiara visione, che non vale la pena di affannarsi per gli “idoli” di questo mondo, cresceva in lei di giorno in giorno. A mano a mano lei si avvicinava alla “porta d’ingresso” dell’aldilà, si distaccava sempre più dalle “terrene pene” per raggiungere quella dimensione dove non ci sono affanni, non ci sono preoccupazioni, non ci sono tutti quei problemi che ci creiamo con i nostri egoismi, i nostri limiti, i nostri errori.

C’è un altro “episodio”, che proprio in questo ultimo tempo sto metabolizzando sulla spinta degli insegnamenti ultimi di mia madre. Me lo aveva ricordato mio fratello in uno studio per la successione ereditaria, e me lo ha confermato anche mia moglie, mentre io lo avevo sentito solo accennare da mia madre, seppur più volte. Forse la mia indole, poco incline alla curiosità per le cose degli altri, aveva impedito a mia madre di spiegarmi ciò che lei voleva dirmi. Si tratta di un prestito ad una delle sue migliori amiche, una di quelle che, in particolare quando la vecchiaia stava avanzando, ha passato tante ore insieme nel farsi compagnia a vicenda parlando del più e del meno. L’amica certamente avrebbe voluto restituire questo prestito (di cui io non mi sono mai interessato di conoscerne i motivi, né l’entità), ma gli eventi glielo impedìrono. Mia madre, quando accennava a questo fatto, cercava di farmi capire di stare attento con gli altri (almeno così io interpretavo, ma non avendogli dato “corda” lei non è mai andata oltre) e che i risparmi sono frutto di fatiche, che non tutti si mettono da parte. Questo lo diceva allora, ma forse mia madre nel tempo ha cambiato opinione. Ora, che si trova nell’aldilà, mi sembra che parli e spesso sentirla tornare su questo argomento con una visione molto diversa. Mi appare felice di aver fatto un prestito, che non è stato possibile restituire. Quindi lei ha fatto un “dono” (= un bene materiale che non è da restituire), un dono che ora si sta godendo nell’aldilà, come un tesoro vero, che non è andato perduto perché il “dono” non è un “prestito”.

P.S.
L’egoista opera per se stesso, regala a chi è più ricco per ricevere un regalo più grande; l’altruista opera per gli altri, dona a chi è più povero senza aspettarsi di essere ricambiato. Chi dei due è più felice ?

Materiale
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza