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L’Onda del Tempo

Il mistero del Tempo, questo signor Kronos della mitologia greca, chi lo conosce? Chi lo ha incontrato, o piuttosto è lui che incontra noi ? La questione è antica ed è sempre di attualità, anche con risvolti filosofici contradditori.

Il concetto di “tempo” ha diverse valenze e configurazioni, comunemente può essere definito: la dimensione dove si misura il succedersi degli eventi. Ciò per ognuno di noi è di fondamentale importanza, ma in senso assoluto è soltanto apparenza ? Passato, presente e futuro sono quindi soggettivi ? cioè sono configurati su misura di ciascuno come un inganno dei nostri sensi? Ma quali sensi: i cinque del corpo sensibile ? E perché non considerare le sensazioni e i sentimenti della sfera invisibile ?

Stenio Solinas nel libro “L’Onda del Tempo” esprime questa dimensione come un’onda che viene e che va, sempre in movimento e sostanzialmente sempre immobile: è sempre se stessa nelle molteplici diversità. Lo fa descrivendo i suoi viaggi come affreschi che egli rende vivi nei particolari e nei dettagli, immaginifici e unici nelle situazioni ricostruite con arte ed eleganza, che vengono impregnate di un significato sempre originale curando lo stato d’animo delle persone in profondità.

Sant’Elena, isola sperduta nell’Oceano Atlantico dell’emisfero australe, se non è fuori dal tempo è sicuramente isolata nello spazio. E’ l’emblema del tempo delle solitudini, l’esilio dorato di Napoleone Bonaparte per essere dimenticato dal mondo e per dimenticare il mondo. Confinato fra i “santi”, come sono chiamati gli abitanti dell’isola, l’illustre ospite reagisce all’isolamento e detta le sue “Memorie” per essere ricordato nel tempo. Tempo vivo o tempo morto? Ecco, la memoria: il tempo passato che vive in chi ricorda. “Ciano vive in chi lo ama” ho scritto in “Vai Ciano: muri e tasi!” e Stenio Solinas fa la stessa cosa con il Casanova che si spegne a Dux, in terra di Boemia: “Per quelli che lo amano, Giacomo non è mai morto”, in quanto la sua è stata “l’arte di far scorrere veloce la vita, non perché sia più breve, ma più piacevole”. Sensazione dello trascorrere del tempo!

Solinas va oltre e in Vallée-aux-loups, vicino a Parigi, mette a nudo i tempi che cambiano. Repentinamente. E’ drammatica la fine di un’epoca, l’ancienne regime, sotto i colpi violenti della Rivoluzione del 1789. Il tempo antico non vuole rinnovarsi, i privilegi resistono imbalsamati perché non accettano di rimettersi in gioco. E finiscono in fuorigioco, fuori dal tempo. Ghigliottinati. Bisogna riflettere, interrogarsi, per cui l’autore va a Cap Juby, nel deserto marocchino per capire, o meglio far capire, quanto siamo poca cosa di fronte all’immensità. Non vale proprio la pena affannarsi troppo. Da Cap Juby passa, quindi, alla scoperta di Smara, la misteriosa roccaforte dei mauri in pieno deserto a 300 Km dalla costa atlantica, capitale del leggendario Regno di Ma El Ainin, scomparso nel 1910. La malinconia del tempo, una sorta di alienazione, fa crescere la voglia, o necessità, di scappare da se stessi, da quel mondo tumultuoso che non senti più tuo, per cercare nella solitudine del deserto la tua anima originaria, quella vera. Puoi cercarla anche a Casablanca, magari fra mitici equivoci, come quello capitato a colui che cercava l’acqua e alla precisazione: “Qui siamo nel deserto”, ha risposto: “Mi hanno informato male”. Il tempo del non capirsi, il tempo delle illusioni. La nostalgia, ecco un altro grande sentimento del tempo, l’incanto per ciò che avevi e non hai più. Ma vorresti avere. Vivi il tuo passato, o meglio il tuo passato vive ancora in te, mentre il tempo scorre e tu resti indietro e rinunci, per cui emerge un senso di nostalgica delusione, simile a quella leopardiana: “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Il tempo della contraddizione e dell’avventura, sempre fuggita e sempre ritrovata, è l’esperienza che Arthur Rimbaud vive a Aden, nell’Arabia Felix, alla ricerca di una sua nuova identità, attratto dal fascino del selvaggio per sfuggire alla sua angoscia del civilizzato. Il non voler più essere ciò che era stato cozza contro l’impotenza di essere ciò che lui vorrebbe. La noia e le incertezze lo opprimono e lo imprigionano in una sensazione di inutilità. Alla fine Rimbaud riconosce che in quelle terre di sabbia e lava non troverà mai l’altro che avrebbe voluto essere, ma in compenso riesce a dare un senso all’io che era stato.

Pamplona, invece, svela nel periodo del post-franchismo la sua anima gaia con le imprese del giovane torero El Juli, che fa delirare la Spagna. La corrida qui non è soltanto una tradizione, è una festa che raggiunge l’apice con la Fiesta de San Firmìn. Heminway a Pamplona arrivò giornalista e ne ripartì romanziere. Questo rito è dentro le vene della gente, nel dna, per dimostrare che nonostante il pericolo, alla fine, il loro eroe uscirà vittorioso. Gli spagnoli si identificano in lui superando i problemi interni, derivati soprattutto dalla guerra civile, perché vogliono recitare un ruolo da protagonista cavalcando l’onda di questo tempo della speranza.

Serpentara trasmette una forza potente e creatrice che agisce sullo spirito, dove “le tracce delle epoche storiche sono come una scrittura di zampe di formica sulla sabbia, leggibile fra due onde”. Così ha rivelato Ernst Junger, che a Serpentara veniva spesso perché “ogni viaggio dev’essere un pellegrinaggio”. Solinas è rimasto coinvolto e incantato “in questo tornare al mattino del mondo” di Ernst Junger, e lo ha saputo descrivere nella sua essenza e anche nelle sfumature.

Odessa e Yalta sono fotografate al passaggio dall’Unione Sovietica alla Repubblica Ucraina, al tempo della perestrojka di Gorbaciov e dell’ascesa di Eltsin (primi anni ’90). E’ questa una fase critica di trasformazione, alquanto difficile per una struttura politico-sociale che cambia improvvisamente pelle: “indietro non si può tornare, ma il futuro è molto confuso”. Consola il passato con il recupero di una identità cosmopolita, che qui regnava prima dell’avvento comunista. Il Mar Nero guarda all’Occidente e nel XIII-XIV secolo genovesi e veneziani qui erano di casa.

Anche Samarcanda è dipinta nel tempo del disfacimento post-sovietico, è una “città dei morti” nell’alba di una indipendenza in fondo non richiesta, dove emergono a fatica cimeli e tracce di un grandioso passato. Lo strato di polvere depositato da 70 anni di comunismo svanisce per liberare lo spirito libero di questo popolo. Niente funziona, ma tutti vendono e tutto è in vendita, sospinto da un millenario dna di mercanti. “Noi uzbeki vogliamo il flusso, non misurare il tempo. Viviamo la vita, mentre voi occidentali accumulate giorni inutilmente”.

Mentre Samarcanda dal XV secolo diventa sempre più l’evocazione di uno splendido sogno, Bukhara ne prende il posto come centro politico e commerciale, e dura fino al XIX secolo fra arretratezza e cosmopolitismo, spesso governata di emiri bizzarri e sanguinari. Taskent, attuale capitale dell’Uzbekistan, ha ancora il cuore che batte verso Mosca, essendo stata costruita sul suo modello e con la sua mentalità.

Timbuctu, ai margini dell’Africa sub-sahariana, rappresenta il tempo del degrado, simbolo di come è stato depredato il Continente Nero. Nel 1526 Leone Africano la descrisse come una città favolosa dai tetti d’oro con templi maestosi e palazzi principeschi, dove la gente era allegra e accogliente. Nell’Ottocento era già un ammasso di case in terra mal costruite fra immense distese di sabbia. Ora è il confine fra l’Africa Nera e l’Islam ed è sconsigliato andarci. Eppure emana sempre un fascino particolare che attrae.

Alessandria d’Egitto ha una storia singolare avvolta sotto un velo misterioso. Sembra risvegliarsi nel XX secolo, dopo un plurimillenario sonno arabo e turco. I fasti d’un’epopea d’oro con i Tolomei e la Roma degli intrighi di Cesare, Cleopatra e Antonio, risorgono. Si tratta, però, solo di apparenza, di un tempo surreale frutto della fantasia da parte di visitatori curiosi e interessati, che ricreano e materializzano le loro suggestioni esternando le aspettative che si portano dentro, mentre chi non ha queste aspettative vede oggettivamente il niente. Lo stesso scenario, evidentemente, non è uguale per tutti. Vengono così riscoperte le vestigia antiche sulle orme di un glorioso passato cercando i segni del futuro nel presente. La città sommersa con il palazzo di Cleopatra e il mausoleo di Alessandro Magno spiccano fra i gioielli che tornano alla luce assieme al porto antico. Una sorta di Atlantide riemerge dalla profondità delle acque, un sogno grandioso diventa realtà. Ma, come lo scoperchiare proibito delle antiche tombe dei faraoni dalle sabbie del deserto, vengono violate volontà testamentarie, vengono disturbati sonni eterni, vengono infrante maledizioni profetiche: vedi l’inviolabile e poi muori. Così è capitato anche a Michel Vieuchange, che nel novembre 1930 entrò nella città proibita di Smara e poi morì il 30 dello stesso mese.

Il tempo della memoria è un’arma a doppio taglio: bisogna conoscerla e usarla con rispetto nei confronti di coloro che per primi l’hanno edificata. Sono loro i veri padroni, i protagonisti di questa storia nel tempo che ritorna. Certamente si può, ed è suggestivo, reinventare ciò che è stato dandogli un’anima e rivestendolo dei sentimenti andati perduti. Ma devono essere sentimenti nuovi nel tempo che sempre si rinnova perché ciascuno è figlio del proprio tempo. Mentre il tempo sospeso e il tempo incantato sono il tempo dell’illusione. Perché ad ogni bivio la scelta sbagliata non è né andare a destra, né a sinistra: è stare fermi.

Dal mio libro “La Via della Seta-Sete della Conoscenza”, paragrafo 7: “Come le acque eterne, che sono sempre le stesse e in continuazione si rinnovano, questa Via della Conoscenza va e viene come un’onda, come la Fata Morgana che si fa vedere ma non si fa mai raggiungere, perché gioca con il tempo in modo intrigante, alternando senza una logica apparente la storia del passato e anticipando quella del futuro nell’unico momento percettibile: il presente”.

Concludendo con “L’Onda del Tempo” di Stenio Solinas: Che Tempo che fa? L’Onda che viene, l’onda che va è in continuo movimento, eppure immobile sta.

Recensione
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