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Il dolore della casa

È la pietà il tenore di questo canto fermo, che in una polifonia di voci soffuse di pianto, s'apre sul corteo sacrale che dalla casa del dolore porta nel luogo incorruttibile della memoria. I due versi d'apertura: «Come ricordare e vedere la ghianda / nel becco martellante dell'uccello» ci chiaman, e l'emozione ci fa procedere con il fiato sottile ed è vertigine. L'aria è rarefatta e dal sentiero del ghiaione sassi rotolano a valle. Ci prende lo sgomento ma decidiamo di proseguire nella lettura del salmo, vogliamo cogliere quel nulla eterno che la notte ci trasmette. Mi auguro che questo lavoro poetico, che solo una grande e partecipata sensibilità poteva produrre, abbia ampia diffusione e che ognuno di noi possa cogliere il monito di Gian Piero Stefanoni: «Ricomincia da ciò che sai, / da ciò che puoi cuore mio / ora che la sera muta i legami».

Padova, 18 giugno 2020

Recensione
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