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Illuminazioni

Perché questa necessità di tradurre, tradurre ancora. Continuare a tradurre Rimbaud? Come non pensare che il suo “confronto tragico con l’assoluto” coinvolga e sconvolga tutti noi. E allora perché non cercare nella piega del suo respiro quella pepita d’oro sfuggita forse alle precedenti interpretazioni?

L’immagine di copertina di queste Illuminazioni (Biblioteca dei Leoni, introduzione e traduzione di Pierangela Rossi) già comincia a dirci qualcosa, in quella fissità iconica e inquietante. Noi conoscevamo quella di Arthur bambino, il viso d’angelo. Gli occhi tuttavia già smarriti in un’altra dimensione, le labbra serrate. E non possiamo allora dimenticare neppure il suo “ Je est un autre”. Ed è quanto basta per trasportarci dentro questo coraggioso viaggio.

La prima scintilla già ci coglie in apertura con la bella traduzione di “Veglie” (“E’ il riposo illuminato … L’aria e il mondo non affatto cercati. La vita”). E vorremmo fermarci qui, in questa devozione alla speranza, alla vita. Decidiamo tuttavia di leggere Les Illuminations a perdifiato, e non cercando appigli in lontane reminiscenze.

Travolti da questa vertiginosa corsa arriviamo al poema “Gènie”. E dopo aver seguito il suo alito, il suo corpo, la sua luce ci fermiamo per l’atto di fede che la grande poesia sempre ci chiede, per la sua “terribile danza della perfezione”.

Ringraziamo la poetessa Pierangela Rossi per questo buon lavoro e per averci ricordato che noi continuiamo ad aver bisogno di Rimbaud. Un po’ della sua “fame” e della sua “sete” è passata nelle nostre mani, e noi continuiamo a scrivere.

Recensione
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