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Prefazione a
Cronistorie del Sole di Tenebra
di Francesco Bartoli

la Scheda del libro

Marina Pratici

Vi sono terre dal sole di tenebra, dove le notti hanno sei lune e due sono i cieli: scenari eterni e mutevolissimi di vicende antiche e sempre nuove; terre dove le città hanno i colori carezzanti dell’ambra pura, le dune morbidezze spumose e le valli echi d’oro e d’argento; terre dove il combattimento e il sangue e il dolore e la perdita e la morte sono leggi paradigmatiche, dove l’amore è arma salvifica, traguardo ultimo e supremo.

È in queste lande inesplorate e abitatissime – universi paralleli ma sovrapponibili – che si muove, con rara maestria e finitezza, Francesco Bartoli, autore giovane, plaudito dalla critica di settore, e già noto per i numerosi riconoscimenti di prestigio e per opere, e in prosa e in poesia, di chiara e riconosciuta valenza.

Cronistorie del sole di tenebra entra così di potenza in un genere letterario non facile, sensibilissimo a esasperazioni e polarizzazioni limitanti, in virtù di una abilità comunicativa, di una lucidità espressiva, di una sapienza architettonica che raramente hanno eguali: l’arte di Bartoli sta nel nascondere ogni punto di sutura e di incastro, procedendo per emanazioni e per intarsi, senza scorci né salti né accelerazioni o rallentamenti del flusso narrativo; questo abilissimo narratore, per il tramite di una carica scritturale mai decrescente, di uno stile aderentemente pressurizzato, di una aleggiante e onnipervasiva cadenza d’inganno, di una prodigiosa ricchezza di orchestrazione, riesce a trasportare il lettore in atmosfere variate – con mobilissimo effetto filmico e sequenziale – dove l’immaginario si miscela mirabilmente a elementi quotidiani, verità perenni, valori senza tempo. Recuperando, in compiutissima e personalissima rivisitazione, la realtà assoluta e immutabile del mito – teofania perpetua, presenza in pienezza del sacro e del divino – e la metafora alchemica propria della fantasy migliore, che l’uomo moderno, proteso in una tensione in avanti, piuttosto che in uno slancio in alto, riesce a cogliere solo per marginali velature.

Ecco allora dispiegarsi tutto il fascino del fantastico, sopravissuto a una massiccia opera di ostracismo e di demonizzazione ideologica, rispondente a una esigenza costitutiva dell’essere umano, a una funzione creativa e fermentativa.

Ecco allora una galleria di personaggi – eroi, e antagonisti, di confine già cari a Cabell – doviziosamente caratterizzati e accuratamente indagati, a interpretare l’eterno gioco, in dosazioni tonali calcolatissime, in vivezza piena di dialoghi, che meritano di essere conosciuti per una umanissima vicinanza che supera lontananze, reali e figurate, che spalanca porte su una platea infinita di concordanze e di disuguaglianze, su un immaginario vasto, distante ma raggiungibilissimo.

Con Cronistorie del sole di tenebre, Francesco Bartoli compie un ulteriore, notevolissimo, passo avanti su un sentiero strutturale oramai tracciato con sicurezza e solidità attitudinaria, donandoci un’opera altamente catturante e coinvolgente per principi ispirativi e per getto empatico, per verticalità spazianti e per oltranze intuitive, attraversata e sostenuta da quella leggerezza superiore, celebrata da Gottfried Benn in un saggio famoso: lo stile dei grandi artisti che semplificano all’estremo il loro spazio, ottengono per sostituzioni, si esprimono con allusioni e cenni minimi, e la narrazione buca la pagina, in vivissima tridimensionalità.

Un’opera che si continua a leggere anche dopo aver chiuso il libro. Da ascriversi fra le massime del genere.
Materiale
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