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Pass dopo pass

Quest'ultima raccolta di Lilia Slomp Ferrari è per me un lavoro incomparabile perché è riuscito a riconciliarmi con il dialetto trentino, meglio ancora, mi ha consentito di apprezzare nel modo giusto la poesia dialettale, visto che il dialetto "gli canta in gola come un usignolo". E come potrei non gradirlo? Grazie a Lilia, ora mi sento pronta ad accettare anche la poesia dialettale. Infatti, trovo che la “durezza del dialetto trentino” nelle sue poesie non venga colta e non disturbi minimamente perché sorretta dalla musica delle sue immagini e dei suoi sentimenti, oltre che dalla musicalità del sonetto.

Una vita che “vola via”: pensiero, questo, che molti hanno, alla nostra età. La sensazione di anni forse volati troppo in fretta.

Pass dopo pass” racconta “ i “Dì dopo dì”, racconta le ore, i minuti, gli attimi della sua vita, che non è solo sua, ma è VITA in senso lato.

Nelle sue parole troviamo un concetto di tempo troppo veloce, ma una capacità e una voglia di assaporare, assimilare a fondo ogni istante, ogni frammento di vita.

I ricordi arrivano con una modalità particolare: saltellando e oscillando continuamente dall’infanzia, all’età adulta e viceversa.

Ed è l’infanzia che si affaccia ovunque nella sua poesia, con i desideri e i bisogni di bambina, che rimangono sempre, anche se, apparentemente “sepolti” dalle cose della vita.

Così, il “Gh’èra na volta...” diventa un narrare in modo fiabesco “il tempo che fu”, un ricordare il tempo giovanile, proprio quando il corpo segnala l’età e la fragilità.

Proprio allora la mente, il cuore, l’anima vanno ancor giovani e con immutata energia a progettare imprese proprie più di un tempo giovanile: sogni che consolano e sostengono le fatiche dell’età matura. Ci sono “canzoni ancora da inventare” scrive Lilia in “Sti doman”.

Nei suoi sonetti trovo sovente un altalenarsi continuo tra sentimenti di speranza e la ricerca della fantasia come balsamo e rifugio.

L’animo si ripiega su se stesso quando è colto da tristezza o, ancor più, da un sentimento di “ineluttabilità” (“No gh’è pù strade”). È il sogno che salva e consente il cammino non sempre agevole. È il sogno che attenua lo smarrimento che può coglierti quando il tuo percorso è prossimo al traguardo. È il sogno che, per tutti noi, essere umani, sappiamo essere indispensabile quale difesa e riparo nei momenti più difficili e bui.

La sua anima (“nascosta in una piccola stella”) è rimasta un’anima di bimba che, nella sua innocente semplicità, può ancora sognare e fantasticare. Fate e folletti sempre animano “le ombrie”, che possono così perdere un po’ di cupezza grazie a questi squarci di vita, quand’anche frutto di fantasie infantili.

La musica della malinconia rimane un sottofondo costante. Una malinconia a tratti dolce, a tratti dolorosa. Sarà il ricordo dell’amore, anche dell’amore passionale degli anni giovanili, e il desiderio di ritrovare quel tipo d’amore, che ancora riuscirà ad attenuare le note malinconiche e tristi.

Mi sono apparse come antichi quadri in un’esposizione le figure familiari, circondate da un’aura di tenerezza, di rimpianto, di desiderio - mai sopito - di legame.

Quadri collocati anche nel contesto della quotidianità fatta di cose semplici e di momenti spensierati, che sono, tuttavia, sempre pregni di sentimenti molto forti, di una vividezza che entra dritta nel cuore.

I paesaggi, pennellati con delicatezza, colpiscono per la precisione descrittiva, che, non solo cattura ed evoca con immediatezza le immagini, ma attiva la sensorialità tutta, trascinandoti nella situazione. E, sempre, i paesaggi fanno da cornice ai sentimenti, ai ricordi, ai vissuti personali.

E’ la vita, la sua vita, sgomitolata nella canzone del sonetto in dialetto, vita che le appartiene, e che, tuttavia, richiama in ognuno di noi sentimenti, emozioni, ricordi, nostalgie.

Recensione
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