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Postfazione a
Storie di guappi e femminielli
di Monica Friso

Annella Prisco

Ancora una volta, nel suo nuovo saggio, Monica Florio analizza con acume e competenza figure legate ad una consolidata tradizione del nostro territorio, ma molto spesso ignorate o volutamente trascurate perché espressione di una realtà di confine scomoda e per certi versi ambigua.

Ma l’autrice riesce a rappresentare, come nei suoi precedenti efficaci volumi, gli aspetti più significativi dei personaggi da lei raccontati, portando il lettore per mano e facendolo entrare in contatto con personaggi particolari ed insoliti, la cui incidenza nella tradizione della nostra civiltà, è tuttora molto forte.

Le due figure che si fronteggiano in questo volume sono il guappo e il femminiello, il primo espressione conclamata di stampo camorristico, il femminiello invece, dalla sensibilità più articolata e tormentata.

Tra gli aspetti singolari del volume, Monica Florio riesce a sottolineare con disinvoltura anche la religiosità di questi personaggi, caratteristica che sembra contraddittoria con la loro più intrinseca essenza, ma che li rende proprio per questo icone di un mondo per certi versi superato, e che rivendica una sua autenticità proprio perché vera e legata alla storia di Napoli e al suo sviluppo.

Con il mutamento dei tempi e l’evoluzione storico sociale sempre più rapida e disincantata, il guappo ed il femminiello hanno assunto una connotazione diversa che la scrittrice ci racconta con dovizia di dettagli.

Il guappo è ormai diventato parte del sistema camorristico urbano, mentre il femminiello col suo tormentato dualismo di Storie di guappi e femminielli genere, continua a sopravvivere nei meandri più oscuri della società in un continuo scambio tra bene e male, tra sacro e profano, che lo rende per questo oggetto talvolta di scherno, ma il più delle volte vittima di giudizi spietati e feroci, e comunque simbolo di un mondo che va scomparendo ma che lascia una traccia incisiva nella storia del nostro territorio.

E Monica Florio, con la sua penna scorrevole e quella prosa che non cede mai il passo a intonazioni sentimentali o nostalgiche, riesce a consegnare al lettore l’affresco di un mondo per certi versi lontano, e per altri aspetti ancora molto vivo e presente nelle dinamiche più oscure della società contemporanea.

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