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Le
brevi composizioni poetiche che ci presenta Luccia Danesin sono quasi scatti
fotografici sui momenti dello spirito (l'autrice è anche illustre fotografa).
L'ansia di rendere la pienezza spirituale spinge la Danesin a scavare nelle
parole, a denudarle di inutili paludamenti, a riscoprirle nella loro capacità
evocativa di significati estranei al linguaggio comune. Stesso impegno avverte
nel comporle, cioè nel legarle, perché ognuna si sacrifichi all'altra e nello
stesso tempo prenda forza dall'altra. Alla pienezza significante partecipa in
modo inseparabile l'elemento musicale, che induce lo spirito del lettore ad
aprirsi affettivamente al brulichio delle pulsioni che il testo emana.
È poesia provocata e sostenuta da grande vitalità affettiva, dove traspare la
pena del divario tra sogni e realtà, ma anche un istinto a tendere ad im approdo
che in qualche modo concili con la vita. E forse quest'ultimo è il desiderio di
calore umano, di condividere con le persone care le vicende dell'esistenza, per
scoprire un qualche cantuccio che temperi l'inquietudine.
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Recensione |
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Un fard rosso arancio
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poesia
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| Autori |
| • | Luccia Danesin |
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Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 1997 |
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| pp. 64 |
| prezzo: € 6,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Tribuna Letteraria, La Nuova nr.50/1998
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