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Le brevi composizioni poetiche che ci presenta Luccia Danesin sono quasi scatti fotografici sui momenti dello spirito (l'autrice è anche illustre fotografa). L'ansia di rendere la pienezza spirituale spinge la Danesin a scavare nelle parole, a denudarle di inutili paludamenti, a riscoprirle nella loro capacità evocativa di significati estranei al linguaggio comune. Stesso impegno avverte nel comporle, cioè nel legarle, perché ognuna si sacrifichi all'altra e nello stesso tempo prenda forza dall'altra. Alla pienezza significante partecipa in modo inseparabile l'elemento musicale, che induce lo spirito del lettore ad aprirsi affettivamente al brulichio delle pulsioni che il testo emana.

È poesia provocata e sostenuta da grande vitalità affettiva, dove traspare la pena del divario tra sogni e realtà, ma anche un istinto a tendere ad im approdo che in qualche modo concili con la vita. E forse quest'ultimo è il desiderio di calore umano, di condividere con le persone care le vicende dell'esistenza, per scoprire un qualche cantuccio che temperi l'inquietudine.

Recensione
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