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Dopo Lo spessore del tempo il triestino Giovanni Tavčar si ripresenta con una nuova raccolta di liriche, Qualcuno verrà: poesie variamente datate che in una sorta di percorso interiore puntualizzano alcuni incisivi momenti emozionali colti tra le pieghe più riposte di una ispirazione certamente sincera e toccante.

Ritorna, anche in questa seconda pubblicazione, il dolente «leit motiv» di illusioni e disinganni, ... «prostazioni acute | di una realtà | che non concede spazio | se non ai rimorsi | e agli affanni | che prolificano densi |...»; ritornano i tanti, amari interrogativi esistenziali; si ritrova lo stesso crudele tarlo che astiosamente corrode, malefico demone irridente a quel rimpianto «per tutto ciò che avrei voluto essere | e che non sono stato, | per tutto ciò che avrei voluto fare | e che non ho fatto...».

Ma c'è in "Qualcuno verrà" anche il respiro di una sofferta, commossa spiritualità: lo sprigiona la lirica datata 1992, dedicata a padre Davide Maria Turoldo e intitolata "L'ultimo profeta": versi di ammirazione e di perdono verso quel santo uomo di Dio, «testimone scomodo del nostro tempo». Spiritualità, quella di. Tavčar, che "Giorni di Requiem" del '93 mette invece dolorosamente in discussione, anche se il cuore talora sembra illuminarsi di speranza e tingere di rosa ogni sogno, per appannarsi subito dopo nella desolante consapevolezza di «quei nostri giorni bacati».

Recensione
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