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Postfazione a
Uno squarcio di sogno
di Daniela Quieti
La
scheda del
libro

Giulio Panzani
Potrebbe fuorviare, il titolo, in questa raccolta che segue la pubblicazione
degli ultimi racconti di Daniela Quieti, chi volesse addentrarsi in quelle che
si evidenziano come un insieme di “tavole pittoriche” e che tratteggiano,
invece, soprattutto stati della coscienza ed esperienze esistenziali mediate, in
toni accattivanti ed affabulatori, da una struggente emotività.
Un solipsismo, quello di Daniela Quieti, rivisitato su sincopate rese fonetiche
e scandito fra luci ed ombre di un “sogno” fatto d’ansie, di passioni ma anche e
soprattutto dal fragore dei desideri.
Non appaiono, nel racconto di sé, astrazioni semantiche che non derivino da
pulsioni immediate nelle pieghe più complesse di un vissuto che si avverte in
scansioni singulte, incisive e dense di un forte cromatismo lirico, accese –
cioè – di inimmaginate nostalgie e al contempo raggelate in un silenzio che
sembra vestire le sue speranze.
L’autrice parla di se stessa col sigillo di una solitudine che supera i confini
di una storia per sopravvivere in una dimensione sospesa fra cielo e terra,
diversa cioè da quella comunemente intesa da chi cerchi nei suoi labirinti,
compagna ineludibile della libertà delle attese consapevoli, a loro volta,
dell’impossibilità di andare oltre l’orizzonte.
Un luogo indefinito, quest’ultimo, laddove ogni confine sembra dapprima
raggiungibile e si fa, poi, di volta in volta più lontano fra allusioni e
rimandi che si nutrono di malinconia.
E’un intimismo segnato da ferite profonde, quello di Daniela Quieti, ma compiuto
stilisticamente nel rapporto fra simboli e miti e che consente di lasciare da
parte l’unità metrica per realizzarsi – dicevamo – in quella linguistica
sorretta da scelte personalissime e di sicura efficacia.
Queste pagine rappresentano certamente anche un dono di sé, di frammenti e
notazioni di carne e d’anima, di segni riscoperti, di memorie il cui ordine
formale dà la misura di un universo interiore nel quale è possibile raggiungerla
se solo se ne intuiscano gli accessi segreti.
Ogni pagina, così, è offerta e provocazione nello stesso istante ed è
un’adesione alla vita che sostanzia, d’obbligo, ogni autentica formula poetica.
Graffiti di un “io”, insomma, che divengono futuro e promessa.
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Materiale |
| Postfazione a “Uno squarcio di sogno” di Daniela Quieti |
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saggistica
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| Autori |
| • | Giulio Panzani |
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Pubblicato su: Libro citato, da nr.3/2011 |
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