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Poeta
intimista, Bruno Bartoletti canta l’amore e l’oggettiva fisicità del finito
nelle infinite “maree del tempo”. Ne evidenzia l’effimero e la caducità di
sequenziali “storie”, nella bellezza di un simbolo di un sogno svanente
all’alba, come “grido di gabbiano”, mediante elementi di felice ancoraggio con
la vita. E crea un mondo poetico di forte impatto comunicativo, giocando sui
concetti e sulle parole, di splendido virtuosismo che colpiscono il bersaglio,
comunicando al lettore forti emozioni. Il poeta ha una capacità di penetrare nel
proprio mondo, sentimenti, sensualità, passione e sensibilità, che comunica con
versi di denso alito lirico, e con immagini che richiamano la migliore
classicità, pregevole ad un linguaggio moderno. Un universo di sensazioni e di
stati d’animo, di cui il passato si fa tutt’uno col presente e lo spirito, con
gli elementi della fisicità, con un linguaggio di grande forza espressiva.
Bartoletti penetra le pieghe di “flutti amari” per risalire “maree del tempo”
metafora esistenziale, laddove, il verso criptico pulsa ansia d’amore, anche se
“il passo è così breve”. Dalla nostalgia e malinconia, all’approdo di “un
gabbiano che cade”. Versi che trattengono al loro interno una forza dirompente
di stati d’animo, un risveglio alla realtà che fa riflettere “da qui
all’eterno…”, e con il grande pathos, il poeta sintetizza il naufragio
dell’inutile “richiamo”.
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Recensione |
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Le radici
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poesia
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| Autori |
| • | Bruno Bartoletti |
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Edizione:
Otma Edizioni
Milano 2000 |
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| pp. 80 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Oggi Futuro nr.2/2002
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